
Di notizie sui beni sequestrati alla mafia, sui latitanti che vengono arrestati, o sui rapporti che questi hanno con la politica italiana (si pensi alle ultime news sulla Mafia Capitale), se ne sentono a bizzeffe. Quelle che, purtroppo, non mancano mai sono le notizie sugli atti intimidatori, sulle violenze e sulle vigliaccherie che compiono alcuni individui, perché chiamarli “uomini” sarebbe davvero troppo.
Due giorni fa, Pino Maniaci è stato vittima dell’ennesimo atto intimidatorio. Questa volta, a farne le spese sono stati i suoi due cani, Billy e Cherie. La notizia è rimbalzata su tutti i quotidiani, ma questo è soltanto l’ultimo, e il più crudele, dei fatti spiacevoli che hanno coinvolto Pino. Tante sono state le manifestazioni di solidarietà: la telefonata di Renzi, il video di Marco Ligabue, l’appoggio dell’Associazione di Peppino Impastato, davvero tante, ma non troppe. Adesso ci vuole la nostra di solidarietà, per cui, tralasciando i fatti di cronaca di cui avrete già sentito parlare, voglio raccontarvi meglio e, tramite l’esperienza diretta, chi è Pino Maniaci.
Partinico, poche stanze, tanta passione e due gigantografie con Borsellino e Falcone: è questa la sede in cui lavora Pino Maniaci, la sede di Telejato, la più piccola ma anche la più coraggiosa emittente televisiva, che fa nome e cognome dei mafiosi, nel territorio di Corleone, Cinisi, Montelepre, Alcamo, Partinico, Castellamare del Golfo, San Giuseppe Jato.
Sarebbe riduttivo chiamare Pino “giornalista”, non è un giornalista qualunque, è un giornalista come altri, ma altri che sono ancora pochi. Il suo motto è «Loro si sentono uomini d’onore e per noi è una questione d’onore disonorarli», una questione d’onore che è costata molte minacce e violenze, come quella volta in cui provarono a strozzarlo, stringendo la cravatta al collo: lui però si salvò perché − ha sempre ironizzato − è solito fare il doppio nodo. Pino non si è mai fermato, nemmeno quando Telejato rischiava di chiudere per una legge dello Stato e, soprattutto, non si fermerà nemmeno dopo queste ultime vicende.
Dal 1999, Pino si scaglia contro i PMD che, come lui stesso sostiene da anni, sembrerebbe il nome di un partito, ma è la sigla identificativa de «i pezzi di merda», unica definizione con cui meritano di essere chiamati i mafiosi. Pino, tra una battuta e una parolaccia, non è un eroe dei giorni nostri, fa quello che «ogni siciliano dovrebbe fare».
Pino Maniaci ha per anni rifiutato la scorta, perché la sua scorta è il sostegno dei cittadini, ma soprattutto la visibilità. Finché si parlerà di Pino Maniaci, di Telejato e del loro grande lavoro, essi saranno salvi. Probabilmente la paura non lo abbandona mai, soprattutto perché ha coinvolto la sua famiglia nell’esperienza di Telejato; il suo modo di affrontarla non è solo «andare in bagno» − come ha sempre sostenuto ironicamente − ma è andare avanti e costruire qualcosa di onesto e pulito per il suo territorio.
Per cui, anche qui, dall’altra parte della Sicilia, #iostoconpino.
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