Alta moda siciliana. Premiato Fabrizio Minardo come “Best Haute Couture”

I grandi nomi della moda li conosciamo tutti. Molti di questi arrivano dalla Sicilia e salendo sul cavallo vincente sono arrivati ad imporsi in tutto il mondo. Ci sono altri nomi che ancora stentano un po’ a farsi ricordare, che giocano le carte del talento più che quelle della fortuna, giovani mani capaci di creare arte. Gli strumenti? Ago, filo, passione e conoscenze.
E se i potenti della moda predicano di incentivare i nuovi talenti ma razzolano sui profitti già affermati a noi di LiveUnict piace raccontare di realtà più pure, che sanno di passato ma proiettato nel futuro, in cui respiri la Sicilia, quella bella, in cui i giovani hanno tanto da insegnare.
Ecco a voi, Fabrizio Minardo.

in foto il fashion designer Fabrizio Minardo

Carissimo Fabrizio, sono lieta di presentarti ai lettori di Live University, ma forse sarebbe meglio che la presentazione la facessi tu stesso, dicci un po’ chi sei.

“Ho 25 anni, sono nato e cresciuto a Ragusa, la città più a sud d’Italia, ho una maturità professionale come grafico pubblicitario, poi ho studiato moda per 4 anni all’Istituto di Moda Burgo di Milano e successivamente mi sono trasferito a Roma per un breve periodo dove ho frequento uno stage di modello couture presso l’Accademia Internazionale d’Alta Moda Koefia.
Come è facile immaginare la moda non è solo il mio lavoro ma racchiude in generale il mio spirito, in generale la mia è più che altro una passione per il bello (e buono) che mi porta a interessarmi a tutto quello che è un contesto artistico.
Se non avessi studiato moda sicuramente avrei frequentato un corso di architettura, sono sempre stato affascinato dal design e dall’estetica di una casa, fondamentalmente come la moda sono due forme d’arte che vanno vissute”.

Cosa significa fare lo stilista in Sicilia?

“È molto più difficile senza dubbio, i fornitori sono fuori, le fashion week sono altrove, i veri eventi di rilievo e la stampa in generale si concentra in altre città.
Però ho vissuto fuori un po’, e mi sentivo un numero, ero uno come tanti e tutto era vissuto in modo più “meccanico” e meno sacrale, le possibilità erano molte, ma le vere soddisfazioni e i rapporti umani nel contesto lavorativo erano quasi zero.
Qui invece nel mio piccolo, ho le mie clienti, i miei tessutai, le mie ricamatrici, c’è tutto un contesto di vita vissuta e di passione che rende tutto più caldo, più magico.
Non a caso nelle mie etichette sotto il logo ho fatto scrivere “Haute Sicile”, questa “Alta Sicilia” che appunto viene rappresentata dal cibo alla natura, dalle manifatture artigianali al modo tutto nostro di dare ospitalità”.
Certo se vuoi avere davvero successo forse ti conviene andare via, ma se a te basta poter fare questo lavoro senza grandi pretese, come me insomma, allora puoi restare… e godere di tutto”.

Il mercato low cost si contrappone in maniera radicale alla nostra passione per l’ haute couture e a nostro malgrado per poter lasciare un’impronta di noi siamo costretti a cedere ad alcuni compromessi, qual è il tuo?

“È molto semplice.
Il mercato low cost ha un grande difetto ed è quello di essere prodotto e riprodotto in migliaia di copie e spesso con materiali non di qualità.
Io cerco sempre di proporre un prodotto portabile con un prezzo abbordabile ma senza perdere in qualità e sopratutto su misura.
Il mio compromesso è stato da sempre quello di non cedere a troppe esagerazioni fini alla passerella, ma creare qualcosa di estremamente desiderabile”.

Cos’ha rappresentato per te il premio conferitoti al Sicilia Fashion District come “Best haute couture”?

“E’ stata un’immensa gioia perché finalmente era un premio nuovo, un contesto così giovane con un idea così pulita e fresca, essere tra i 4 premiati della prima edizione mi ha reso inevitabilmente orgoglioso di quello che faccio.
Colgo l’occasione per fare l’ennesimo plauso a tutta la macchina “Sicilia Fashion District” bravi, bravi, bravi!”

Cosa, la tua moda, può offrire di diverso?
“La semplicità di un pezzo esclusivo, sembra un po’ strano ma è così, una volta andare in atelier era una cosa normale, adesso sembra essere una cosa obsoleta, poi però chi prova la prima volta si rende conto che questo non è altro che un modo per coccolarsi.
Non è nel mio carattere imporre qualcosa, quindi ogni abito è un mix di tecnica, creatività e sopratutto della personalità della cliente, essendo lei stessa partecipe con i suoi gusti e i suoi desideri nella scelta dell’abito”.

Dove ti vedi tra dieci anni?
Spero con orgoglio ancora in Sicilia, ovviamente vorrei crescere, allargare i miei spazi, aumentare sempre più i pezzi delle mie collezioni, ma la cosa che più di tutte mi farebbe felice sarebbe riuscire a dare lavoro a tutte le magnifiche manovalanze di cui la nostra terra è ricca”.

Lascia un tuo saluto al nostro pubblico di ragazzi che si sono da poco immessi nel mondo universitario.

Saluto tutti con piacere, ma sopratutto voglio rivolgere loro un pensiero:
Purtroppo, sopratutto negli ultimi anni, sembra tutto andare contro di noi, io vi auguro che possiate sempre avere la grinta e la passione che occorre per raggiungere i vostri obiettivi”.

Francesca Abate

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Francesca Abate

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