Massimiliano Russo, ‘Farò quello che faccio e sto facendo’

Massimiliano Russo è un giovane regista, sceneggiatore e scrittore; laureato in lettere moderne presso l’Universita degli studi di Catania. Mai banale e con talento da vendere, sa ciò che vuole dalla vita. Fondatore del Change of (He)Art, in prossima uscita nelle sale il suo film ” Transfert”. Del suo futuro dice ‘Farò quello che faccio e sto facendo’.

Partiamo da una domanda che ti avranno fatto diverse volte nel corso degli anni. Com’è nato il tuo amore per il cinema, la regia e la sceneggiatura?

Hai ragione quando dici che è una domanda che mi hanno posto parecchie volte, ma la risposta è sempre diversa, provo ad abbozzarne una nuova.
Quando ero piccolino mi piaceva tanto una ragazzina, una cinefila incredibilmente competente per la sua età. Cercai di migliorare la mia cultura cinematografica per impressionarla; Studiai e guardai molti film Tentai di girare alcuni cortometraggi e vennero fuori bene, solo che nel frattempo si era spento il mio interesse per la giovinetta;  avrebbe proseguito invece quello per il cinema.

I tuoi studi universitari ti hanno aiutato in qualche modo nello sviluppare questa tua passione?

E’ importante continuare e non concludere mai il proprio personalissimo percorso di studi, l’università sicuramente può essere un mezzo utile per non impigrirsi troppo, per entrare in contatto con testi o realtà interessanti.

Qual é stato il lavoro che ti ha dato più soddisfazioni e perché ?

In realtà si tratta di una sceneggiatura che non ho ancora realizzato, ed è molto bello che sia così.

Cosa t’ispira nel tuo lavoro? Quali sono i tuoi modelli di riferimento?

Non è facile trovare l’inizio della propria ispirazione o la forma esatta; le idee a cui sono più affezionato comunque mi sono venute tutte in macchina mentre guidavo. I modelli di riferimento in ambito cinematografico sono tanti, troppi quindi preferisco non citarne nessuno per non fare torto a quelli che non citerei; in quello letterario magari posso fare senza tanti scrupoli il nome di  Italo Calvino.

Pensi che i giovani siciliani che vogliono fare il tuo stesso lavoro, trovino opportunità adeguate nella nostra terra?

Conosco ragazzi che lavorano bene qui in Sicilia e lavorerebbero bene pure fuori e ragazzi che come non lavorano bene qui in Sicilia non lo farebbero neanche fuori, ragazzi siciliani che vivono fuori lavorano bene e lavorerebbero bene pure qui e ragazzi che vivono fuori non lavorano bene e non lavorerebbero bene neanche qui.
Vedo molta confusione fra i giovani siciliani, è comprensibile, ma non deve essere una giustificazione.

Parlaci dei tuoi progetti letterari e del tuo film in prossima uscita ” transfert”.

C’è un romanzo e c’è pure una raccolta di racconti, prima o poi salteranno fuori.
Transfert è progetto miracoloso, non è facile riuscire a fare un film, un film come il nostro con un budget così ristretto.
E’ un lungometraggio atipico, la storia è quella di un giovanissimo psicoterapeuta; la narrazione si svolge attraverso il mezzo della psicanalisi (a volte tema a volte mezzo sfruttatissimo sia in letteratura che nel cinema; si basti pensare a Svevo o alle centinaia di film che ormai hanno abituato a questo mondo il nostro immaginario),
ma ritengo che proprio confrontarsi con un argomento così abusato imponga all’autore di trovare necessariamente un’originalità di narrazione e di sfruttare la materia in maniera quantomeno differente  da quelli che già ne hanno parlato, e bene per giunta.
Non voglio anticiparvi nulla sulla trama, solo che assisterete a diversi colpi di scena. Sono molto contento del cast artistico e tecnico con cui ho lavorato. Attualmente il film è in fase di montaggio, sarà completo entro il mese di Ottobre, e già ha attirato l’interesse di diverse case di distribuzione.

Che consigli ti senti di dare ai giovani siciliani che vogliono intraprendere la carriera di regista?

Di tenere conto che è un ruolo e un mestiere che nel tempo, come tanti altri sta cambiando radicalmente connotazione, di capire quindi, di informarsi su quello che comporta intraprendere in questo preciso momento storico un mestiere del genere e mi piacerebbe consigliare a tutti i lavoratori dell’arte e dello spettacolo di avere rispetto del proprio lavoro, di non contaminarlo, di non insudiciarlo, di non produrre beceri prodotti per becere remunerazioni (a noi che non siamo ai massimi vertici dovrebbe venire meno complicato credo), di non approcciarsi ai “mestieri” dell’arte solo a scopo ludico o peggio ancora per la soddisfazione di bisogni personali di vario tipo, non possiamo permettercelo non è il momento. Ogni film, romanzo, spettacolo dovrebbe essere un’importante ricerca, personale e non, credo che l’arte si sostanzi nella ricerca, non vedo mai ricerca. Di ricerca avremmo bisogno in Italia, sapete come stanno le cose.

Cosa ne pensi di tutti questi film‘ a sfondo siciliano’ che la tv sta sfornando con apposite fiction?

Molto poco perché non seguo fiction italiane.

Che progetti hai e cosa ti aspetti dal futuro?

La promozione di “Transfert” occuperà molto del mio tempo, in quello restante spero di finalizzare alcuni progetti letterari, sicuramente mi dedicherò tanto alla scrittura. Nella lingua giapponese si usa un solo tempo per esprimere sia il presente che il futuro. Mi piace molto questo modo di intendere il tempo, dove intenzione e azione coincidono.
Farò quello che faccio e sto facendo.
Mi aspetto di trovare le soluzioni ai problemi che di sicuro non mancheranno di presentarsi in considerevole quantità.

Fiorella Manciagli

Fiorella Manciagli laureanda in Giurisprudenza a Catania, appassionata di attualità e politica. Rubrica: Eccellenze Made in UNICT.

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Fiorella Manciagli

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