
Il Kebab, piatto arabo amato dagli studenti universitari, viene preparato principalmente dagli stranieri che, nel tentativo di trovare fortuna in altri paesi, pensano bene di arricchire le nostre tradizioni culinarie con altre bontà made in oriente. Nulla di male, se solo fossero rispettati i parametri igienico-sanitari, violati spesso dai ristoratori nostrani e, appunto, anche dai venditori di kebab.
Quanto detto emerge dai controlli effettuati dal questore Salvatore Longo, i cui risultati sono stati alquanto spiacevoli. Quattro sono gli esercizi analizzati:
– “Kebab Hallal” di via Monserrato, il titolare è stato denunciato per frode in commercio (alcuni alimenti erano surgelati ma spacciati per freschi) e violazione delle leggi sull’immigrazione (qualche dipendente non era in possesso del permesso di soggiorno). Inoltre, alcun dipendenti erano sprovvisti del contratto e le condizioni igieniche dell’attività non erano certo delle migliori.
– “Alì Babà” di via Montesano, scarse condizioni igieniche, lavoratori senza contratto né permesso di soggiorno, attestati di formazione necessari per lo svolgimento dell’attività ristorativa assenti!
– “Park Kebab” di via Ventimiglia, anche qui la denuncia per il titolare con dipendenti senza contratto e permesso di soggiorno, condizioni igieniche pessime, cibo surgelato venduto ad ignari clienti.
– “Mille e una notte” di piazza Santo Spirito, unica eccezione! Condizioni igieniche impeccabili, lavoratori con regolare contratto e permesso di soggiorno, cibo correttamente conservato.
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