UNIONI CIVILI – Intervista esclusiva al presidente di Arcigay Giovanni Caloggero

La Redazione di LiveUniCT in merito all’approvazione in via definitiva della legge Cirinnà riguardante l’istituzionalizzazione delle Unioni civili anche in Italia ha deciso di sentire anche il parere su alcuni temi molto rilevanti di Giovanni Caloggero, Presidente di Arcigay Catania.

Ringraziamo il nostro ospite e iniziamo con le domande.

1) L’approvazione di questa legge, per come è stata recepita, quali conseguenze potrà avere in una società che si misura per la prima volta con questo ordine di situazioni? Quanto è importante per voi una simile legittimazione?  Soprattutto crede che sia o debba essere il preludio di altri interventi? Le cito la legge 40/2004 riguardo la fecondazione assistita, pratica consentita soltanto a coppie sposate.

“L’impatto, a mio avviso, sarà di gran lunga inferiore a quanto paventano alcune forze politiche un attimino retrograde, poiché la società italiana risulta molto più matura ed evoluta della sua classe politica. D’altronde, quando fu approvata la legge sul divorzio, il suo impatto politico sembrava molto forte, per poi rivelarsi decisamente gradito alla popolazione. 

Per noi è decisamente un grande passo in avanti soprattutto per i risvolti pratici nella quotidianità e nelle esigenze di tante persone che riceveranno adeguate tutele alle loro necessità e aspettative di futuro. Tuttavia, come ben evidenziato sia dalla stessa relatrice Cirinnà, sia dalla On.le Michela Marzano, nonché dalla nostra stessa associazione Arcigay, trattasi solo di un  inizio per arrivare al traguardo finale della piena parità di diritti e quindi il matrimonio egualitario, togliendo così ogni discriminazione che questa legge  ancora reca in sé.

Per quanto riguarda la fecondazione assistita occorre inquadrare la fattispecie nel contesto più ampio del rapporto affettivo che lega due persone e la loro progettualità di vita e felicità.”

2) Cosa risponde a chi ovviamente legittima questo tipo di unioni ma non riconosce l’altrettanto diritto di adottare o ricorrere alla pratica della  fecondazione assistita e non tanto perché bisogna salvaguardare la famiglia  tradizionale, ma più che altro perché a livello naturale non potrebbe nascere  nessun tipo di bambino e questo il motivo per cui gli uomini non sono ermafroditi.

“La famiglia non è e non può essere considerata una industria riproduttiva, una  fabbrica di figli cioè. Una famiglia è tale solo se al suo interno il denominatore comune sono si sentimenti, l’amore. Personalmente sono assolutamente favorevole alle adozioni che dovrebbero essere meglio  disciplinate e favorite proprio per consentire ai tanti bambini e bambine  giacenti negli orfanotrofi una vita e un futuro dignitosi. La famiglia
tradizionale? Quale? Esiste solo una famiglia, quella appunto di cui ho  parlato.”

adozioni gay3) Lei pensa che la società sia pronta ad affrontare un impatto così  importante? Non pensa che la legge abbia anticipato i tempi? La concezione che c’è oggi del diverso è soltanto ad accezione negativa, frutto forse della  mentalità comune. Quando vi battete per i vostri diritti perché vi sentite discriminati rispetto alle coppie eterosessuali non pensate che, legittimata l’unione dal punto di vista anche patrimoniale e riconoscendo il compagno/a  a cui tutti dovrebbero aver diritto, sia troppo chiedere  di costruire anche una famiglia con dei minori? Non perché potrebbero crescere deviati dal punto di vista educativo, ma per l’eventuale discriminazione che potrebbero ricevere  dai coevi. Non le sembra una visione egoistica?

“Queste sono considerazioni del tutto antitetiche alla ricerca scientifica e soprattutto alla cultura della civiltà. In particolare rivendicare i propri  diritti, ex art.2/3 della carta costituzionale, non significa negare diritti ad altri, come invece fanno coloro che si schierano contro le unioni civili.

Nessuno di noi vuole obbligare nessuno a unirsi con una persona del medesimo sesso, mentre alcuni vogliono impedire ciò a noi. La nostra cultura è fatta di  sì e non di no. Lasciare vivere le persone secondo la propria natura e progetto  di vita, questa è civiltà, in linea con la nostra costituzione che impone allo stato di agevolare lo sviluppo della personalità dei cittadini, liberamente. Insomma il medioevo sta finendo anche in Italia.”

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Elisa Pagana nata a Bronte (Ct) il 05/09/1991 studentessa di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Catania. Fin da piccola il carattere molto estroverso e vivace l’ha portata ad occuparsi di animazione. Appassionata di sport, cultura, viaggi e lingue. Amante della lettura e scrittura. Oltre a collaborare con liveunict, partecipa ogni anno a stage internazionali a sfondo giuridico.

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