Jovanotti, Palermo sale sull’Arca di Lorè: una notte di musica, memoria e pura energia
Il 29 agosto l’Ippodromo della Favorita si è trasformato in una gigantesca piazza della musica. Cinquantamila persone hanno cantato e ballato con Jovanotti, tra grandi successi, contaminazioni siciliane, omaggi alla città e un intenso ricordo del 1992.
Il caldo non concede tregua, l’aria sembra ferma e la polvere dell’Ippodromo della Favorita si solleva sotto i passi di una folla arrivata da tutta la Sicilia. Il 29 agosto 2026 a Palermo non sarà più una semplice data ed ai presenti è bastato guardarsi intorno per capire che quella sera non sarà semplicemente una serata di concerto.
È il Jova Summer Party.
E, soprattutto, è l’approdo a Palermo dell’Arca di Lorè, il grande progetto live con cui Jovanotti ha trasformato il suo ritorno sulle scene in un viaggio attraverso musica, territori, incontri e memoria. Il 29 agosto, la prima delle due date palermitane, l’Ippodromo della Favorita ha accolto circa 50 mila persone, trasformandosi per una notte in una gigantesca arena a cielo aperto.
Non è un concerto che comincia quando l’artista sale sul palco. La festa prende forma già nel pomeriggio, con i cancelli aperti dalle 15 e una programmazione che dalle 16.30 alterna dj set, concerti, ospiti e incursioni dello stesso Jovanotti. Il format concepito da Lorenzo Cherubini è infatti quello di un festival itinerante: due palchi, musica praticamente senza interruzioni, aree di incontro e un pubblico chiamato non soltanto ad assistere, ma a partecipare.
La Favorita, per un giorno, cambia pelle.
Un villaggio musicale ai piedi di Monte Pellegrino
Il grande palco centrale domina l’area con la sua scenografia ispirata a una barca. Alle sue spalle, uno schermo di oltre 500 metri quadrati diventa parte integrante dello spettacolo, mentre il secondo palco ospita dj set e performance durante il pomeriggio. Centinaia di fari, strutture, installazioni e sistemi audiovisivi trasformano l’ippodromo in una sorta di città temporanea della musica.
Ma il vero elemento scenografico è il pubblico: giovani, famiglie, fan della prima ora e ragazzi che Jovanotti potrebbero averlo conosciuto soltanto attraverso le canzoni ascoltate dai genitori; tre generazioni si ritrovano nello stesso spazio, accomunate dalla necessità apparentemente semplice di ballare e cantare.
La Sicilia entra nell’Arca
Uno dei meriti più evidenti della serata, organizzato da Giuseppe Rapisarda Management, è quello di non trasformare Palermo in una semplice tappa del tour. Sul palco si alternano gli artisti previsti dalla line-up del 29 agosto: Ana Carla Maza, Venerus, Albert Marzinotto, Sissi, Santamarea, I Tarantolati di Tricarico, Fresco & Ali Selecta e Jimmy Sax, quest’ultimo guest star della giornata.
Ma sono soprattutto gli incontri con gli artisti siciliani a imprimere alla serata un’identità particolare. Arriva Mario Venuti, che con Lorenzo interpreta Fortuna, trasformando per qualche minuto l’enorme palco della Favorita in un luogo di incontro tra due percorsi musicali differenti ma profondamente legati alla cultura italiana.
Poi arriva uno dei momenti più suggestivi dell’intera giornata: Giacomo Cuticchio porta sul palco i suoi pupi. L’Opera dei Pupi entra così dentro il gigantesco spettacolo contemporaneo di Jovanotti. La tradizione palermitana incontra la tecnologia, il teatro popolare incontra il pop, la storia dell’Isola dialoga con un linguaggio musicale internazionale. È un momento breve, ma fortemente simbolico: l’Arca non trasporta soltanto canzoni, ma anche storie e identità.
Quando Penso positivo diventa una tarantella
La contaminazione raggiunge uno dei suoi momenti più riusciti quando Jovanotti coinvolge alcuni musicisti siciliani in una versione speciale di Penso positivo. Il brano, uno dei suoi inni generazionali, viene riletto attraverso sonorità legate alla tradizione dell’Isola, con Lello Analfino, Giovanni Apprendi e Gianni Renzi. Il ritmo si trasforma, la tarantella incontra l’elettronica e Jovanotti scherza sul rapporto tra la danza tradizionale e l’energia di un rave.
È uno degli esempi più riusciti della filosofia dell’Arca di Lorè: prendere linguaggi differenti, mescolarli e farli convivere senza che nessuno debba rinunciare alla propria identità.
Poi arriva Lorenzo
Dopo le esibizioni degli ospiti e il cortometraggio dedicato all’“Arca di Lorè”, arriva il momento più atteso. Le luci cambiano, il sound diventa un boato e le casse iniziano ad alzare i decibel.
Sul grande schermo prende forma il racconto dell’Arca. Le immagini di un bambino, un aereo di carta, una barca: elementi semplici che diventano metafora del viaggio. È la porta d’ingresso allo spettacolo vero e proprio. E quando Jovanotti appare, l’Ippodromo esplode.
Non entra semplicemente sul palco: lo attraversa, lo corre, lo vive. Canta, balla, suona la chitarra, dialoga con la band e con il pubblico. È la sua caratteristica più riconoscibile: trasformare il concerto in una situazione fisica, quasi sportiva, nella quale la distanza tra artista e spettatore sembra ridursi.
La scaletta attraversa quasi quarant’anni di carriera: si passa da Shiva Jam a Attaccami la spina, da Gimme Five a Penso positivo, da Mi fido di te a Ora, da Come musica a Bella. Poi L’estate addosso, Ti porto via con me, La notte dei desideri, Oh, vita!, Muoviti muoviti, Una tribù che balla, Ciao mamma, Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, L’ombelico del mondo e Ragazzo fortunato.
Un viaggio nella memoria collettiva.
Il momento più delicato: Palermo e il 1992
Ma in una notte costruita per ballare c’è spazio anche per fermarsi. Jovanotti ricorda Palermo e il 1992, l’anno delle stragi mafiose, un momento che nella sua vicenda personale rappresentò una frattura profonda. All’epoca era ancora un dj e aveva già incontrato il pubblico palermitano. Dal palco racconta come quell’anno abbia contribuito a trasformarlo.
È un passaggio importante perché interrompe, almeno per qualche minuto, il flusso incessante della festa. L’immensa macchina dello spettacolo si ferma e lascia spazio alla memoria.
Poi arriva Mi fido di te. La canzone assume così un significato diverso: non è più soltanto un brano conosciuto da migliaia di persone, ma diventa una dedica alla città, alla sua capacità di resistere, cambiare e guardare avanti.
“Ci sei Palermo?”
La risposta arriva dal pubblico. Sì, Palermo c’è.
C’è quando parte Gimme Five. C’è quando arriva Una tribù che balla. C’è quando L’ombelico del mondo trasforma la Favorita in un’unica massa in movimento. C’è quando il pubblico canta Ragazzo fortunato.
E c’è soprattutto quando Jovanotti prova a riappropriarsi del territorio, mescolando parole, musica e tradizioni locali.
Persino il viaggio che lo ha portato a Palermo fa parte del racconto. Lorenzo era arrivato in Sicilia in bicicletta, percorrendo il tratto da Messina verso il capoluogo nell’ambito del suo Jova Giro, il viaggio su due ruote che accompagna le tappe dell’Arca. Un modo per trasformare anche lo spostamento tra un concerto e l’altro in parte integrante dello spettacolo.
Una lunga notte fino ad A te
La festa corre verso la conclusione senza perdere intensità. Dopo quasi 8 ore di musica, balli e contaminazioni, arrivano gli ultimi grandi inni: Il più grande spettacolo dopo il Big Bang, Gli immortali, L’ombelico del mondo, Ragazzo fortunato. Poi, quando è ormai quasi mezzanotte, arriva A te.
È un finale completamente diverso dall’esplosione dei brani precedenti. Dopo una serata trascorsa a saltare, ballare e urlare, Jovanotti sceglie di chiudere con una canzone intima, quasi una carezza dopo la tempesta.
L’Arca rallenta e il viaggio si conclude. Ma soltanto per quella notte, il giorno dopo Jova è pronto a concedere il bis siciliano.
Una notte nella quale Palermo ha ballato, ricordato e cantato. E per qualche ora, alla Favorita, sembrava davvero che tutti fossero saliti sulla stessa barca, anzi sull’Arca di Lorè.












