Nel corso dei solenni riti per il IX centenario della traslazione delle spoglie di Sant’Agata, l’immagine del sindaco di Catania, Enrico Trantino, intento a baciare la reliquia del capo sacro della Patrona prima che venisse ricollocata all’interno del Busto Reliquiario, ha scatenato un acceso dibattito che divide la comunità cittadina.
Lo scatto social e le accuse della rete
A rendere pubblica la fotografia è stato lo stesso primo cittadino sul proprio profilo Facebook ufficiale, condividendo le sensazioni vissute durante l’ostensione eccezionale. “L’Arcivescovo mi porge il cranio perché lo baciassi. Ti senti schiacciato dal peso del ruolo; ti accorgi che lì non sei solo un uomo, ma ciascuno dei cittadini che rappresenti”, ha scritto Trantino per spiegare la forte carica emotiva del momento.
Il post si è tuttavia trasformato in breve tempo in bersaglio di dure critiche. Diversi utenti hanno definito il gesto «macabro», «fuori luogo» o «un’esibizione di idolatria medievale». Sul fronte laico e razionalista sono arrivate severe prese di posizione da parte dell’UAAR (Unione degli agnostici atei e razionalisti di Catania), che ha bollato il bacio alla reliquia come «una cessione alla superstizione».
La replica del Sindaco e la difesa delle istituzioni
Non si è fatta attendere la controreplica di Enrico Trantino, che ai microfoni della stampa locale ha risposto fermamente alle rimostranze definendo le critiche «surreali». “Era un gesto di devozione, non solo mio personale, ma in rappresentanza di tutta la cittadinanza. Lo rifarei mille volte”, ha ribadito il sindaco, ricordando come il bacio alla reliquia fosse stato compiuto poco prima anche dai vertici ecclesiastici.
In difesa del primo cittadino si sono schierate diverse figure politiche, tra cui il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno, che ha liquidato le contestazioni come «una polemica pretestuosa» esprimendo piena solidarietà all’amministratore etneo. Un episodio che evidenzia ancora una volta il sottile e complesso equilibrio tra fede popolare, simbolismo religioso e rappresentanza laica delle istituzioni civili a Catania.












