La presenza di cani vaganti all’interno degli spazi universitari torna al centro dell’attenzione con una comunicazione ufficiale del Rettore Enrico Foti, che dispone nuove misure e richiama la comunità accademica al rispetto di precise regole comportamentali. L’obiettivo è quello di garantire la sicurezza di studenti, personale e visitatori, dopo diverse segnalazioni relative alla presenza ricorrente di animali anche in gruppo in alcune aree del campus.
Interventi dell’Ateneo e gestione delle aree sensibili
Secondo quanto comunicato, l’Ateneo ha già avviato un percorso operativo per affrontare la criticità , attraverso attività di monitoraggio costante, interventi di messa in sicurezza e una programmazione di azioni strutturali nelle aree più esposte. Particolare attenzione viene rivolta ai luoghi ad alta frequentazione come ingressi, percorsi pedonali, parcheggi, mense e residenze universitarie, dove la presenza di cani vaganti può incidere sulla percezione di sicurezza e sulla corretta fruizione degli spazi. Parallelamente, l’Università ha attivato un raccordo con gli enti competenti per una gestione coordinata del fenomeno, che viene affrontato non come emergenza isolata ma come questione organizzativa e di prevenzione.
Le regole per la comunità universitaria
La nota del Rettore introduce una serie di disposizioni vincolanti per studenti, docenti e personale:
- È vietato somministrare cibo ai cani vaganti,
-  abbandonare residui alimentari o rifiuti che possano attirarli all’interno del campus,
- non è consentito avvicinare, accarezzare o interagire con gli animali, né tentare di inseguirli o spostarli autonomamente,
- in presenza di cani, soprattutto se in gruppo, viene richiesto di mantenere la distanza e allontanarsi con calma, evitando comportamenti che possano provocare reazioni imprevedibili.
Ogni situazione potenzialmente critica deve essere segnalata tempestivamente agli uffici competenti, così da consentire interventi rapidi e mirati.
Randagismo e sicurezza: un problema strutturale
Il fenomeno dei cani vaganti si inserisce in un quadro più ampio legato al randagismo, una criticità che interessa diverse aree urbane e che solleva questioni complesse sul piano della gestione del territorio, della sicurezza pubblica e del benessere animale. Non si tratta di alimentare allarmismi né di demonizzare gli animali, spesso vittime di abbandoni e mancate politiche di controllo, ma di riconoscere un problema reale che non può essere ignorato.
La presenza di cani liberi in contesti ad alta frequentazione solleva interrogativi legittimi, anche in assenza di episodi gravi, poiché la mancanza di controllo comporta comunque un margine di rischio e segnala una difficoltà gestionale strutturale. Allo stesso tempo, il tema coinvolge anche il decoro urbano, la salute degli animali e l’immagine complessiva dei territori, soprattutto in aree che puntano su turismo e vivibilità come Catania.
Una sfida tra prevenzione e responsabilità condivisa
Il randagismo non può essere affrontato con interventi sporadici o soluzioni emergenziali, ma richiede programmazione, controlli costanti, campagne di sterilizzazione e un’azione coordinata tra amministrazioni, servizi veterinari e associazioni. La tutela del territorio, la sicurezza pubblica e il benessere animale devono procedere nella stessa direzione, evitando approcci frammentari o reattivi.
In questo senso, le misure adottate dall’Ateneo rappresentano un tassello di una problematica più ampia, che riguarda l’intera comunità cittadina. La presenza sempre più frequente di cani vaganti in spazi urbani e universitari impone infatti una riflessione strutturale: ignorare il problema significa rinviarlo, mentre affrontarlo con continuità e responsabilità rappresenta l’unica strada per trasformare una criticità diffusa in una gestione sostenibile nel tempo.












