Il nuovo supermercato Lidl nell’area del Tondo Gioeni, a Catania, resta fermo. Il sequestro preventivo del cantiere di via Palazzotto, disposto d’urgenza dalla Procura etnea lo scorso 28 luglio, è stato infatti convalidato dal gip. La società coinvolta ha successivamente rinunciato al ricorso davanti al Tribunale del Riesame, mentre gli investigatori continuano a passare al setaccio l’intera procedura amministrativa che ha portato all’apertura del cantiere. Al centro dell’inchiesta c’è soprattutto una domanda: l’iter autorizzativo seguito dal Comune era compatibile con la destinazione urbanistica dell’area?
Per la Procura, il dubbio è concreto e potrebbe risalire all’origine della procedura.
Il nodo della destinazione urbanistica
Il cuore dell’inchiesta riguarda la destinazione d’uso del terreno individuato per la realizzazione del supermercato. Secondo l’impostazione della Procura di Catania, coordinata dal procuratore aggiunto Fabio Scavone, l’iter autorizzativo sarebbe stato viziato ab origine perché non avrebbe tenuto conto delle previsioni contenute nel Piano regolatore generale attualmente in vigore, risalente al 1969. Le tavole urbanistiche, secondo l’ipotesi investigativa, destinerebbero infatti quell’area alla realizzazione di strutture pubbliche, come scuole, oppure ad aree verdi, e non a un insediamento commerciale privato. È proprio questo possibile contrasto tra la pianificazione urbanistica e le autorizzazioni rilasciate dagli uffici comunali ad avere acceso i riflettori della magistratura.
La questione non riguarda dunque soltanto la presenza di un nuovo supermercato in una zona strategica della città, ma investe direttamente il procedimento amministrativo attraverso il quale è stato possibile arrivare all’apertura del cantiere. Nei giorni scorsi, inoltre, il Comune ha adottato una determinazione dirigenziale, datata 28 agosto 2026, con la quale ha stabilito in maniera univoca quali siano gli elaborati ufficiali della pianificazione urbanistica cittadina. Un passaggio che assume particolare rilievo alla luce dell’indagine, perché proprio dalla corretta lettura degli strumenti urbanistici dipende una parte significativa degli accertamenti che la Procura sta conducendo.
Tre funzionari comunali indagati per falso
L’inchiesta è ancora in una fase iniziale, ma nel fascicolo sono già comparsi i primi indagati. Tre dipendenti del Comune, secondo quanto emerso, hanno ricevuto un avviso per l’ipotesi di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati o autorizzazioni amministrative. Gli accertamenti della Squadra Mobile, affidati alla sezione che si occupa dei reati contro la Pubblica amministrazione, stanno cercando di ricostruire ogni passaggio della pratica: dagli atti prodotti dagli uffici alle autorizzazioni, fino alle valutazioni che hanno consentito alla procedura di arrivare alla fase esecutiva. Parallelamente, l’indagine coinvolge anche i vertici delle società interessate dall’intervento.
Nei loro confronti viene contestata l’ipotesi di lottizzazione abusiva, nell’ambito del fronte edilizio dell’inchiesta. È importante, tuttavia, sottolineare che si tratta di contestazioni investigative e che la responsabilità penale dovrà essere eventualmente accertata nelle successive fasi del procedimento. Gli investigatori stanno lavorando, in sostanza, su due piani collegati: da una parte quello amministrativo-istituzionale, per verificare la correttezza dell’azione dei funzionari pubblici; dall’altra quello strettamente edilizio, relativo alla società beneficiaria delle autorizzazioni e all’impresa impegnata nella realizzazione dell’opera.
La rinuncia al Riesame e il cantiere che resta fermo
Sul fronte giudiziario, intanto, il cantiere non riparte. Dopo la convalida del sequestro da parte del gip, la società coinvolta, assistita dall’avvocato Antonio Carino, ha rinunciato al ricorso davanti al Tribunale del Riesame. Una decisione sulle cui ragioni non sono state fornite spiegazioni pubbliche. La difesa, interpellata, ha scelto di non entrare nel merito dell’inchiesta, limitandosi a precisare che la società, «nel rispetto delle indagini in corso», non intende commentare.
La rinuncia al Riesame potrebbe essere legata, secondo una ricostruzione possibile, anche all’interesse ad avere accesso agli atti del fascicolo, ma su questo punto non risultano conferme ufficiali e non sarebbe corretto attribuire alla scelta una motivazione precisa in assenza di una dichiarazione della difesa. Resta invece un dato: l’area di via Palazzotto continua a essere sottoposta a sequestro e i lavori per il supermercato sono bloccati. Nel frattempo la Squadra Mobile prosegue l’attività investigativa, acquisendo e analizzando la documentazione relativa alla complessa procedura amministrativa.
Un cantiere fermo, una città che attende risposte
Al di là delle contestazioni penali e degli accertamenti ancora in corso, la vicenda di via Palazzotto lascia sul territorio una situazione sospesa che coinvolge, in modi diversi, cittadini, residenti e attività economiche. Un’area destinata a trasformarsi in un nuovo punto commerciale è oggi un cantiere fermo e sottoposto a sequestro, mentre la Procura verifica se il percorso amministrativo seguito per arrivare alla sua realizzazione sia stato corretto. Per i catanesi che vivono quella zona, il disagio è soprattutto quello di assistere a un intervento già avviato senza sapere quale sarà il suo destino: se i lavori potranno riprendere, se il progetto dovrà essere modificato o se l’area tornerà alla destinazione prevista dagli strumenti urbanistici.
Sullo sfondo resta anche una questione più ampia, che riguarda il rapporto tra sviluppo della città, tutela del territorio e trasparenza delle decisioni pubbliche. Saranno gli accertamenti della magistratura e gli eventuali successivi passaggi amministrativi a chiarire cosa sia realmente accaduto. Nel frattempo, a rimanere in attesa non è soltanto un cantiere, ma anche una parte della città che chiede di conoscere con chiarezza quale sarà il futuro di quell’area e quali regole dovranno guidarne la trasformazione.












