Il futuro delle infrastrutture aeree in Sicilia torna al centro dello scontro politico. Intervenuto a Catania nel corso della tappa dell’evento “Bar Italia”, il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci è tornato a criticare la gestione dei trasporti isolani dopo i recenti disagi causati dalla cenere dell’Etna, escludendo categoricamente che lo scalo di Fontanarossa possa ambire a diventare un nodo strategico per le rotte internazionali e intercontinentali.
“Spazi insufficienti e vicinanza ai quartieri: Fontanarossa ha limiti strutturali”
Secondo il ministro, l’infrastruttura catanese presenta invalicabili limiti fisici e geografici che ne impediscono lo sviluppo a lungo raggio. Musumeci ha evidenziato come la competenza sull’assetto aeroportuale sia statale e che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non abbia previsto alcuna delocalizzazione nel suo piano di sviluppo per la Sicilia. Il ministro si è chiesto se l’Isola debba lasciare a Malta il ruolo di hub del Mediterraneo o se possa sperare di averne uno proprio per evitare ai passeggeri di fare scalo a Malpensa o Fiumicino. La risposta per lo scalo etneo resta però negativa: Fontanarossa non potrà diventare un hub intercontinentale per la mancanza di spazi e di subsistemi finalizzati alla crescita, trovandosi ad appena 320 metri dal villaggio Santa Maria Goretti e a 840 metri dal quartiere di Librino.
“L’Etna tornerà a bloccare i voli: potenziare Comiso per dividere il traffico”
Musumeci ha poi richiamato le istituzioni regionali sulla necessità di predisporre una strategia strutturata per gestire i fenomeni eruttivi del vulcano ed evitare la costante paralisi del traffico passeggeri. Il ministro ha ricordato come sia certo che la cenere tornerà e che gli aerei si fermeranno di nuovo, rendendo indispensabile un piano alternativo che metta in prima linea lo scalo di Comiso. Pur precisando che l’aeroporto ibleo non potrà sostituirsi numericamente a quello di Catania, Musumeci ha ribadito la necessità di realizzare le infrastrutture necessarie per smistare i flussi di traffico tra Comiso, Palermo, Trapani e Reggio Calabria, stuzzicando infine la classe politica locale sull’opportunità di superare la logica dell’aeroporto “sotto casa” per dotare la Sicilia di un’infrastruttura di ampie vedute al servizio di sette province su nove.











