
Giovanni Pantellaro è tornato in libertà dopo aver concluso l’espiazione della pena inflitta nel processo nato dall‘operazione Camaleonte, il maxi blitz della Squadra Mobile di Catania che nel 2020 colpì i vertici del clan Cappello. Difeso dagli avvocati Mario Brancato e Giuseppe Grasso, Pantellaro era stato condannato in via definitiva a otto anni di reclusione, pena che ha terminato di scontare beneficiando delle misure previste dall’ordinamento penitenziario. Secondo le ricostruzioni investigative confluite nel procedimento, avrebbe ricoperto per un periodo il ruolo di reggente dell’organizzazione mafiosa.
L’operazione Camaleonte rappresentò uno dei più importanti interventi investigativi contro il clan Cappello degli ultimi anni, portando all’arresto di numerosi presunti affiliati e ridisegnando gli equilibri della criminalità organizzata catanese. Nel corso delle indagini, gli investigatori attribuirono a Pantellaro un ruolo di vertice all’interno dell’organizzazione, ritenendolo il punto di riferimento incaricato di dirimere controversie interne e coordinare le attività del gruppo.
Gli elementi raccolti durante l’inchiesta e successivamente valutati nei diversi gradi di giudizio hanno contribuito alla condanna definitiva pronunciata nei suoi confronti, Giovanni Pantellaro era già comparso in diverse indagini della magistratura catanese prima dell’operazione Camaleonte.
Il nome di Giovanni Pantellaro era già comparso in diverse indagini della magistratura catanese prima dell’operazione Camaleonte. Negli anni precedenti era stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta relativa a truffe assicurative e, nel 2015, era stato coinvolto in un procedimento per il ferimento di Franco Ragusa, conosciuto negli ambienti criminali come “u sceriffo”. Successivamente il suo nome emerse anche nelle carte dell’inchiesta Vento di Scirocco, nella quale, secondo gli atti investigativi, sarebbe stato convocato per affrontare una controversia interna agli ambienti della criminalità organizzata etnea.
Un contributo rilevante alla ricostruzione investigativa è arrivato anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Tra questi l’ex boss Salvatore Bonaccorsi, che nel corso degli interrogatori indicò Pantellaro come il responsabile del clan Cappello in quel periodo, riferendo informazioni apprese durante la detenzione nel carcere di Siracusa. Indicazioni analoghe sarebbero state fornite anche dal collaboratore Sebastiano Sardo, noto con il soprannome di “Occhiolino“.
Le loro dichiarazioni, insieme agli altri elementi raccolti dagli investigatori, hanno costituito parte del quadro probatorio esaminato dai giudici nel processo Camaleonte. Con la conclusione della pena, Pantellaro torna oggi in libertà dopo avere esaurito il percorso giudiziario legato a una delle più significative inchieste antimafia degli ultimi anni a Catania.
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