
Il via libera del Cas (Consorzio Autostrade Siciliane) ad alcune opere strategiche per l’Isola incassa il plauso della Fillea Cgil, che tuttavia lancia un durissimo monito alla classe politica regionale. Sotto i riflettori ci sono interventi cruciali come il completamento della Scicli-Gela, la riqualificazione degli svincoli di Patti e, soprattutto, la realizzazione della terza corsia sulla A18 Messina-Catania, un’infrastruttura definita ormai obsoleta e non più idonea a sostenere gli attuali flussi di traffico.
A sollevare il problema sono Giovanni Pistorio, segretario generale della Fillea Cgil Sicilia, e Vincenzo Cubito, segretario generale della Fillea Cgil Catania. I due sindacalisti, pur non mettendo in discussione l’urgenza dell’opera sull’A18, denunciano una totale assenza di visione complessiva: “Ciò che continua a mancare è invece la politica. Allo stato attuale mancano una visione d’insieme, la capacità di programmare e il coraggio di affrontare oggi i problemi che inevitabilmente si presenteranno domani”.
Il nodo centrale della critica riguarda l’impatto che i futuri, mastodontici cantieri avranno sulla mobilità della fascia ionica. Trattandosi di lavori destinati a protrarsi per anni, il sindacato sottolinea come l’apertura delle aree di cantiere finirà per ripercuotersi pesantemente sui collegamenti tra Messina, Catania, Siracusa e Ragusa.
Il rischio concreto è quello di isolare o danneggiare strutturalmente l’accesso alle aree industriali e ai poli commerciali del territorio, ma anche alle infrastrutture snodo come porti e aeroporti, senza risparmiare le principali località turistiche della costa orientale. “Il punto non è se questo accadrà, ma se qualcuno abbia pensato a come evitarlo”, incalzano Pistorio e Cubito.
Per evitare che un’opera strategica si trasformi in un’emergenza permanente a danno di cittadini, imprese e lavoratori, la Fillea Cgil individua una soluzione immediata e non procrastinabile: progettare e realizzare subito una viabilità alternativa alla Tangenziale di Catania.
L’arteria catanese, evidenziano i segretari, si trova già oggi quotidianamente vicina al collasso strutturale. Immaginare che possa assorbire anche i flussi veicolari deviati o rallentati dai futuri lavori della terza corsia dell’A18 viene giudicato come un puro esercizio di cecità amministrativa. “Se non si interviene per tempo, il prezzo sarà pagato dall’intera economia siciliana. La competitività della nostra regione non si misura soltanto dalla capacità di finanziare le opere, ma soprattutto da quella di pianificarle”.
La nota dei segretari generali si chiude con un appello perentorio alle istituzioni regionali, chiamate a uscire dall’ottica della gestione dell’imprevisto per passare a una reale programmazione a lungo termine. “La politica è chiamata a governare i processi, non a inseguire le emergenze. Continuare a rinviare significa condannare la Sicilia all’immobilismo. Le infrastrutture non sono soltanto cemento e asfalto, rappresentano la misura della credibilità della politica e della sua capacità di costruire il futuro. È tempo di decidere, non di sonnecchiare: il tempo sta per scadere”.
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