
La lotta contro il cancro passa sempre più dall’innovazione tecnologica e dalla collaborazione tra discipline scientifiche diverse. In questo scenario, Catania conquista un ruolo di primo piano grazie all’arrivo della Flash Therapy, una delle tecnologie più promettenti nel campo della radioterapia avanzata.
L’installazione del primo acceleratore dedicato alla ricerca preclinica nel Mezzogiorno segna un traguardo importante non solo per la Sicilia, ma per l’intero sistema sanitario e scientifico italiano. L’obiettivo è ambizioso: sviluppare trattamenti oncologici più efficaci, ridurre gli effetti collaterali e aprire nuove prospettive terapeutiche per tumori particolarmente aggressivi e difficili da curare.
Catania entra ufficialmente nella mappa internazionale della ricerca oncologica d’avanguardia grazie all’attivazione del primo acceleratore per Electron Flash Therapy del Sud Italia. La nuova infrastruttura, installata presso il Center for Advanced Preclinical In Vivo Research (Capir) dell‘Università di Catania, rappresenta un passo decisivo verso lo sviluppo di trattamenti sempre più efficaci e meno invasivi contro i tumori.
«Questo risultato rafforza concretamente la capacità dell’Università di Catania di fare ricerca biomedica di frontiera», dichiara il prof. Giovanni Li Volti dell’Università di Catania e Presidente del Capir. «Disporre di questa tecnologia all’interno di un centro preclinico integrato come il Capir ci mette nelle condizioni di avviare studi che fino a ieri richiedevano di andare altrove, con ricadute che nel medio periodo potranno riguardare i protocolli di cura dei pazienti oncologici».
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Università di Catania, Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Azienda Ospedaliera Cannizzaro e Consiglio Nazionale delle Ricerche, consolidando il ruolo della Sicilia come polo strategico per la medicina del futuro.
La Flash Therapy è una tecnologia che sta attirando l’attenzione della comunità scientifica mondiale per la sua capacità di rivoluzionare il concetto stesso di radioterapia. A differenza dei trattamenti tradizionali, che somministrano le radiazioni in tempi relativamente lunghi, questa tecnica eroga fasci di elettroni ad altissima intensità in una frazione di secondo, raggiungendo dosi fino a mille volte superiori rispetto agli standard attuali.
I primi studi suggeriscono che questo approccio consente di distruggere le cellule tumorali mantenendo un’elevata efficacia terapeutica e, al tempo stesso, riducendo significativamente i danni ai tessuti sani circostanti. Un vantaggio che potrebbe tradursi in minori effetti collaterali, migliore qualità della vita per i pazienti e nuove prospettive per la cura di neoplasie particolarmente aggressive.
Uno degli obiettivi principali del nuovo programma di ricerca catanese riguarda il glioblastoma, il tumore cerebrale più aggressivo e tra quelli con il più alto tasso di mortalità. Questa neoplasia è nota per la sua straordinaria capacità di sviluppare resistenza alle terapie convenzionali, rendendo estremamente complesso il trattamento clinico. Gli scienziati del Capir stanno studiando come la Flash Therapy possa interferire con i meccanismi metabolici che consentono al tumore di sopravvivere e proliferare.
Attraverso modelli preclinici basati sul pesce zebra, già utilizzato con successo nella ricerca genetica e oncologica, sono state individuate alterazioni del metabolismo del ferro e delle purine che potrebbero rappresentare nuovi bersagli terapeutici. L’obiettivo è combinare l’irradiazione ultra-rapida con farmaci specifici per colpire simultaneamente più punti deboli della malattia.
L’acquisizione del nuovo acceleratore rientra nel progetto nazionale Anthem, sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il Piano Nazionale Complementare al PNRR, con un investimento complessivo di 123 milioni di euro e il coinvolgimento di oltre 250 ricercatori. Ma il traguardo raggiunto rappresenta solo l’inizio. Nei prossimi mesi i Laboratori Nazionali del Sud dell’INFN ospiteranno infatti I-Luce, un innovativo sistema di accelerazione basato su laser ad alta potenza che consentirà di sperimentare la cosiddetta “Ultra Flash Therapy”, capace di raggiungere intensità ancora superiori.
Un’evoluzione che potrebbe aprire scenari completamente nuovi nella lotta contro il cancro e conferma come la collaborazione tra fisica, medicina, biologia e tecnologia sia oggi uno dei motori più potenti dell’innovazione scientifica. Per la Sicilia, e per l’intero Mezzogiorno, si tratta di una conquista che va oltre la ricerca: è la dimostrazione concreta che le eccellenze del territorio possono contribuire allo sviluppo delle cure oncologiche del futuro.
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