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Etna Comics 2026, Il linguaggio delle corde: “Libertà, identità e comunicazione”

A Etna Comics 2026, il dott. Del Monte e l’artista Tati Limati esplorano lo shibari tra arte, corpo, connessione e libertà espressiva.

 Dal 30 al 2 giugno si è dato il via ad uno degli eventi più attesi a Catania, l’Etna Comics.

Tra gli appuntamenti che hanno smosso le giornate ha spiccato ”Il linguaggio delle corde”, tenuto ieri pomeriggio nella sezione Taboocom.

Etna Comics: cos’è lo shibari?

Nel corso dell’evento tenuto dal dottore Eugenio Del Monte, e seguito da una performance assieme all’artista ucraina Tati Limati, esperti e studiosi riguardo l’arte delle corde. In particolare hanno approfondito quella che è un’arte visiva e performativa, lo shibari.

Lo Shibari, come specificato dallo studioso della cultura giapponese Del Monte, ”non è una semplice persona che viene legata ma è fondamentale il pensiero dietro ciò”.

Il termine “shibari” significa letteralmente “legare” o “annodare”, è un’arte giapponese basata sull’uso di corde per creare intricate legature sul corpo umano. Oltre all’aspetto tecnico, questa pratica viene apprezzata per la sua dimensione estetica ma combina armonia visiva, attenzione ai dettagli e comunicazione tra le persone coinvolte, nonché tra il pubblico che assiste alla performance.

Lo Shibari condivide spazi con il BDSM, in particolare nel Bondage, ovvero costrizione ma sebbene i termini vengano spesso utilizzati come sinonimi, shibari e bondage non indicano la stessa cosa. Il bondage è un termine generico che comprende tutte le pratiche di legatura e restrizione consensuale del corpo, lo shibari, invece, rappresenta una specifica tradizione giapponese che pone particolare attenzione all’estetica delle corde.

Le origini dello Shibari

Lo shibari non è un’arte antichissima, inizia a comparire nel tredicesimo secolo, affondando le sue radici nell’hojōjutsu, l’antica tecnica utilizzata dai guerrieri samurai per immobilizzare i prigionieri.

Le corde erano usate con colori diversi per indicare il ceto sociale e il crimine commesso. Nel tempo, tali metodi sono stati progressivamente trasformati e adattati fino a diventare una forma di espressione artistica, ”un’estetica della corda”, dove le legature non è semplice privazione della libertà ma esse venivano mostrate senza filtri, il corpo e le corde si fondono per creare figure e composizioni dal forte valore simbolico e scenografico.

Diversi artisti hanno iniziato a rielaborare il concetto di corda, tra le figure più influenti nella storia dello shibari moderno vi è Seiu Ito.

La sua fama è legata anche a un controverso episodio del 1921, quando immortalò la moglie Kise Sahara, incinta, in una sospensione ispirata a una celebre stampa di Yoshitoshi. L’immagine, divenuta iconica, contribuì a consolidare il legame tra le antiche tecniche di legatura giapponesi e la loro reinterpretazione artistica nel XX secolo, espressione di libertà.

Nel Secondo dopoguerra lo shibari inizia a comparire anche nelle riviste, oltre alle diverse immagini di legature, venivano pubblicati veri e propri romanzi erotici. Questo porta ulteriormente a sviluppare questo nuovo linguaggio con un interesse mai visto prima d’ora.

Shibari è solo eroticismo?

Si parla di ”Associazione per la ricerca della bellezza per lo shibari”, l’atto sessuale non è fondamentale, può entrare chi è veramente interessato alle corde.

Lo shibari è un’arte performativa mista, combina molte arti: teatro, danza. Non è solo rituale ma la legatura ricerca una connessione con la natura. Come dimostrato durante l’esibizione con l’artista Tati Limati, dimostrando come quest’arte sia l’unione di molte arti.

Spesso pensato unicamente come pratica erotica ma in realtà dietro vi è molto di più: libertà, identità e comunicazione, come afferma Del Monte: “Io parlo di corde fluide, perché si muovono, si piegano, ci lasciano la possibilità di vivere come ci pare, di ‘legarsi’ alle altre persone. Cercare un contatto con la corda, che sia un mezzo e non la fine“.

Nel corso dell’intervista, Del Monte ha raccontato che durante la pratica della legatura entra in una dimensione di profonda introspezione e centralità del sé. Lontano dall’accezione negativa dell’egocentrismo, questo stato gli permette di acquisire maggiore sicurezza e di esprimersi liberamente, sentendosi accolto e compreso da una comunità che condivide la sua stessa visione artistica.

Dietro lo shibari si cela una dimensione più profonda: “Per me è iniziato tutto da una riscoperta del mio corpo, dal ritrovarlo dopo un periodo di abbandono – ha spiegato Del Monte –. Non si tratta semplicemente di legatura: è necessario instaurare una connessione e una fiducia reciproca con l’altra persona. Bisogna imparare a rilassarsi, altrimenti si rischia di farsi male. È fondamentale capirsi immediatamente, non lasciarsi sopraffare dal panico e mantenere una piena consapevolezza del proprio corpo“.

martinaluvara

Laureata nel 2024 in Scienze della Comunicazione, proseguo il mio percorso nella magistrale in Comunicazione della Cultura e dello Spettacolo. Coltivo da sempre una forte passione per la scrittura: ho pubblicato libri e continuo a studiare il potere delle parole come strumento di espressione e relazione. La mia tesi, dedicata alla scrittura come forma di cura, riflette il mio interesse per il linguaggio come spazio di creatività, consapevolezza e guarigione.

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