
150.000 persone che ogni mattina si svegliano e si trovano ad affrontare una malattia con la quale devono convivere. 150mila donne, uomini e ragazzi soffrono di sclerosi multipla. Dietro questo spaventoso numero Si celano storie di vita, fatte di sogni, progetti e affetti e che ogni giorni affrontano la quotidianità con un tacito coraggio.
L’Associazione Italiana Sclerosi multipla ha reso pubblico il barometro della sclerosi multipla e delle patologie correlate. In Italia si contano 240 persone che soffrono di SM ogni 100.000 abitanti. Si stimano circa 3650 nuovi casi di SM all’anno, circa 6 nuovi casi ogni 100mila abitanti. Di questi casi 85% presenta forme di ricadute e remissioni all’esordio. Dati allarmanti per l’aumento della patologia tra bambini e adolescenti: +10%. Spostando lo sguardo sulla Sicilia, la nostra isola si colloca a ridosso delle ragione italiane con in numeri più alti d’Italia. Sul territorio siciliano si stima che siano ben 11.840 le persone affette da SM. A questo dati si aggiunge un realtà ancora più toccante: nel corso del 2025 circa 290 persone hanno ricevuto le prima volta la diagnosi, vedendo la propria vita cambiare all’improvviso.
Spesso i sintomi della SM, e di tutte le patologie correlate, spesso sono invisibili e anche gli stessi clinici, a meno che non specializzati, non hanno piena consapevolezza di quanto numerosi e intensi possano essere, specie quando non riguardano la sfera motoria. I dati più recenti, raccolti da AISM mostrano come i sintomi siano numerosi per la grande maggioranza delle persone, anche tra le persone diagnosticate da meno tempo e con livelli di disabilità minimi o lievi. Proprio per questo risulta necessario, fin dalla prima diagnosi, una gestione interdisciplinare e multispecialistica dei sintomi, che significa anzitutto poter ricevere farmaci sintomatici, che permettono di gestirne gli innumerevoli sintomi, come ad esempio la fatica, il dolore, la spasticità muscolare, l’incontinenza, l’ansia e la depressione, etc. Cercare quindi di migliorare l’impatto sulla vita quotidiana delle persone.
Il 97% delle persone con SM ha avuto almeno un sintomo negli ultimi 3 mesi. Il sintomo più frequente in assoluto è la fatica, accusata negli ultimi 3 mesi da oltre l’80%. Problemi di equilibrio sono indicati dal 61,1%, debolezza muscolare, disturbi urinari e dolore da circa la metà. Ma i sintomi per il 150mila persone che hanno ricevuto una diagnosi non si fermano qui, a questi si aggiungono: disturbi delle sensibilità e della coordinazione, spasticità, disturbi della vista, ansia, problemi cognitivi, disturbi del sonno, tremore, depressione, disturbi parossistici, problemi della deglutizione, disturbi del linguaggio, disturbi sessuali, disturbi dell’udito e problemi respiratori.
Il Barometro AISM fa emergere una realtà ancora più dolorosa: il pesante impatto economico che la gestione quotidiana della malattia. Cercare di alleviare i sintomi attraverso l’uso dei farmaci è un lusso che non tutti possono permettersi e i dati raccolti lo dimostrano con chiarezza.
Circa un terzo delle persone con SM che ricevono farmaci sintomatici (il 30,8%) indica che questi hanno un peso economico rilevante per la famiglia. Inoltre 8% ha deciso di non assumerli pur avendone bisogno perché costavano troppo, e il 9,8% ha preso farmaci che sapeva essere meno efficaci solo perché erano a carico del SSN o meno costosi. A questi si aggiungono gli integratori alimentari che per il 32,6% dei pazienti sembra aiutare con la gestione dei sintomi. A questo si aggiunge il diffuso e ben noto problema dei cannabinoidi che sono molto spesso difficili da ottenere anche quando efficaci, in quanto sono prescritti in base a norme diverse in diverse regioni.
Secondo l’indagine condotta, emerge un costo medio annuo pari a 46.900 €, e che varia dai 35.400 € per chi ha disabilità lieve (EDSS≤3,5) fino a 63.700 € per persone con disabilità grave (EDSS≥7). I costi sanitari e sociali diretti a carico dello Stato rappresentano il 48,5% del totale (22.700 €), quelli indiretti a carico della collettività costituiscono il 38,8% (18.200 €), mentre quelli direttamente sostenuti dalle persone con SM e dalle loro famiglie rappresentano il 12,7% (6.000 €).
Ed ecco perché risulta fondamentale e indispensabile che le politiche e gli incentivi, che favoriscono l’assunzione delle persone con SM e disabilità, debbano essere conosciute dai datori di lavoro e soprattutto applicate in modo pieno. Purtroppo la realtà è nettamente diversa Tra le persone con SM e patologie correlate che non lavorano pur essendo in età attiva, oltre il 60% riferisce di essere stato escluso dal mondo del lavoro a causa della patologia e del mancato adattamento del contesto alle sue necessità. Dei pazienti assunti e dipendenti, circa il 17,8%, per paura di perdere il lavoro, riferisce la l’azienda per cui lavora non è a conoscenza della sua diagnosi. A riferire maggiori criticità sono i lavoratori autonomi che per il 63,4% sono costretti a perdere reddito se vogliono curarsi.
Non si deve tralasciare l’impatto sulla vita emotiva non solo delle persone che ne sono colpite ma anche di quelle che vivono insieme a loro. Il momento della diagnosi è certamente il più critico, impone al paziente di ripensare a tutto il percorso di vita. Famigliari e paziente si trovano a convivere con l’incertezza del decorso, spesso caratterizzato da ricadute, nuovi sintomi, aggravamenti e disabilità. A vivere forse l’impatto maggiore i genitori quando la diagnosi arriva in giovane età. Nelle casi pediatrici questo smarrimento si amplifica, complice la consapevolezza che i servizi sono pensati e strutturati per pazienti adulti. D’altronde più della metà delle persone convive quotidianamente con l’ansia (il 52,6%), sentimento diffuso soprattutto tra chi ha disabilità più lieve. Rabbia, e soprattutto depressione e senso di isolamento sono invece più frequenti tra chi ha disabilità più grave. Sentirsi abbandonati riguarda oltre 1 persona con SM su 4, con poche differenze in base al livello di disabilità.
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