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In-genium a Catania: il futuro nasce dalla memoria

A Catania la mostra “In-genium” di MAIRE: archeologia e ingegneria si incontrano al Museo dei Saperi tra memoria, innovazione e sostenibilità.

Non esiste innovazione senza memoria, né progresso tecnologico che non affondi le proprie radici in una conoscenza profonda della materia e delle civiltà che l’hanno modellata. È da questa idea che prende forma “In-genium. Sguardi sul passato e sul futuro della tecnologia”, la mostra promossa da MAIRE e Fondazione MAIRE – ETS che approda a Catania con un percorso espositivo capace di mettere in dialogo archeologia, ingegneria e sostenibilità, trasformando la tecnologia in un vero e proprio atto culturale. L’esposizione, ospitata al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane del Palazzo centrale dell’Università di Catania, si inserisce in un progetto più ampio di riflessione sul rapporto tra sapere antico e innovazione contemporanea.

Il filo invisibile tra archeologia e ingegneria

Al centro della mostra c’è un’idea forte e suggestiva: l’esistenza di un filo invisibile che collega le grandi opere dell’antichità ai sistemi tecnologici contemporanei, un continuum di ingegno umano che attraversa i secoli senza soluzione di continuità. Le fotografie esposte, realizzate attraverso una collaborazione tra MAIRE, Fondazione MAIRE – ETS e le Accademie di Belle Arti di Roma, Milano e Catania, non si limitano a documentare i reperti archeologici del Parco archeologico del Colosseo, ma ne reinterpretano il significato, mettendo in evidenza la loro attualità simbolica e tecnica.

In questo dialogo tra epoche diverse, le opere non vengono osservate come semplici testimonianze del passato, ma come prime espressioni di una cultura dell’innovazione che continua a evolversi. L’ingegneria, in questa visione, non è mai neutra né isolata, ma diventa traduzione concreta di un patrimonio culturale che si rinnova attraverso la tecnologia.

L’ingegneria come linguaggio culturale e umano

Uno degli aspetti centrali del progetto espositivo è la ridefinizione del ruolo dell’ingegneria, interpretata non solo come disciplina tecnica ma come linguaggio culturale capace di dare forma ai bisogni delle comunità. In questa prospettiva, le opere ingegneristiche del passato e del presente vengono lette come espressione di una stessa tensione creativa: quella dell’uomo che cerca di piegare le leggi della natura per costruire soluzioni, spazi e infrastrutture.

Il fondatore di MAIRE, Fabrizio Di Amato, sottolinea proprio questa dimensione “umanistica” dell’ingegneria contemporanea, intesa come capacità di integrare conoscenza scientifica, scelta dei materiali e attenzione ai processi produttivi, ma anche come responsabilità nel definire l’impatto delle tecnologie sulla società. La mostra restituisce così l’immagine di un’ingegneria che non si limita a costruire, ma che interpreta e traduce la realtà.

Tra sostenibilità, materia e nuove forme di innovazione

Il percorso espositivo affronta anche il tema della sostenibilità come naturale evoluzione del rapporto tra uomo e materia. Le grandi opere dell’antichità vengono reinterpretate come primi esempi di un pensiero progettuale che oggi trova nuova espressione nelle sfide della transizione energetica, nel riuso delle risorse e nella riduzione dell’impatto ambientale. L’innovazione, in questa lettura, non è mai separata dalla memoria, ma nasce proprio dalla capacità di rileggere il passato alla luce delle esigenze contemporanee.

Le fotografie diventano così strumenti di riflessione sul ciclo di vita degli oggetti, sulla loro trasformazione e sulla possibilità di immaginare infrastrutture e manufatti come “organismi vivi”, capaci di adattarsi e interagire con l’ambiente. È una visione che mette al centro la continuità tra cultura materiale e progresso tecnologico, superando la tradizionale separazione tra antico e moderno.

Catania come luogo simbolico: tra pietra lavica e ingegno

L’approdo della mostra a Catania assume un valore particolarmente significativo, in una città in cui la materia,  dalla pietra lavica all’architettura barocca, racconta da sempre il dialogo tra uomo e natura, tra distruzione e ricostruzione, tra rischio e trasformazione. In questo contesto, “In-genium” diventa anche una riflessione sul rapporto tra territorio e innovazione, tra identità locale e prospettiva globale.

La tappa catanese rappresenta la terza dopo Roma e Milano e sarà visitabile dal 28 maggio al 30 giugno. L’inaugurazione è prevista per giovedì 28 maggio alle ore 11:00, al Museo dei Saperi e delle Mirabilia Siciliane, confermando la volontà di portare la riflessione sul legame tra memoria e futuro in un luogo simbolico per la cultura scientifica e umanistica dell’ateneo.

Dalila Battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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