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Scuola, stangata Ata: oltre 2mila posti cancellati

Il ministero conferma il taglio di 2.174 collaboratori scolastici. Sindacati: rischio per sicurezza, inclusione e qualità del servizio.

La scuola italiana si prepara ad affrontare una nuova riduzione del personale Ata, una scelta che sta già sollevando forti polemiche nel mondo dell’istruzione. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha infatti confermato il taglio di 2.174 posti tra i collaboratori scolastici previsto dalla legge di Bilancio 2025 e dal decreto interministeriale approvato lo scorso novembre. Una decisione che colpirà soprattutto le scuole secondarie di secondo grado e che, secondo sindacati e operatori del settore, rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà organizzative degli istituti scolastici italiani.

Meno personale nelle scuole superiori

La riduzione riguarderà in particolare il personale Ata impiegato nelle scuole superiori, mentre gli istituti del primo ciclo resteranno esclusi dai tagli. La dotazione organica complessiva passerà così da 196.477 posti dell’anno scolastico precedente a 194.303 per il 2026/2027. Numeri che, seppur apparentemente contenuti, incidono in maniera significativa sulla gestione quotidiana delle scuole.

I collaboratori scolastici svolgono infatti un ruolo essenziale all’interno degli istituti: garantiscono vigilanza, pulizia, supporto logistico e sicurezza degli ambienti scolastici. Negli ultimi anni, inoltre, il loro lavoro è diventato sempre più complesso a causa dell’aumento degli adempimenti amministrativi, delle nuove esigenze organizzative legate al Pnrr e della crescita delle fragilità sociali e educative presenti nelle scuole italiane.

Le critiche della Flc Cgil ai tagli lineari

Durissima la reazione della Flc Cgil, che parla apertamente di una scelta “inaccettabile”. Secondo il sindacato della conoscenza, intervenire sugli organici Ata attraverso tagli lineari rappresenta un errore grave in una fase storica in cui le scuole sono già sottoposte a pressioni crescenti e a carichi di lavoro sempre più pesanti. Per il sindacato della conoscenza della Cgil:

“ridurre ulteriormente il numero dei collaboratori scolastici rischia di compromettere la qualità del servizio, la sicurezza, la vigilanza e il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche, soprattutto nelle realtà più complesse, articolate su più plessi e caratterizzate da una significativa presenza di alunni con disabilità e fragilità educative”.

La Flc evidenzia come la riduzione del personale rischi di compromettere il funzionamento stesso degli istituti scolastici, soprattutto quelli più grandi e articolati su più plessi. A essere messe in discussione sarebbero non soltanto la qualità del servizio e l’organizzazione quotidiana, ma anche aspetti fondamentali come la sicurezza degli studenti e la vigilanza all’interno delle strutture scolastiche.

Il nodo dell’assistenza agli studenti più fragili

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’assistenza agli alunni con disabilità e bisogni educativi complessi. I collaboratori scolastici, infatti, sono spesso chiamati a garantire supporto igienico e personale agli studenti più fragili, come previsto anche dalle raccomandazioni del Garante per la tutela delle persone con disabilità.

Ed è proprio qui che emerge quella che la Flc Cgil definisce “la contraddizione più grave”. Mentre il numero dei collaboratori scolastici viene ridotto immediatamente, la figura dell’operatore scolastico, introdotta proprio per rafforzare il supporto agli alunni con disabilità, continua a slittare. Prevista inizialmente già per l’anno scolastico 2024/2025, la sua entrata in funzione è stata rinviata al 2027/2028, lasciando di fatto un vuoto organizzativo che rischia di ricadere sui soggetti più vulnerabili.

Scuola tra precariato e carenza di risorse

La conferma dei tagli arriva inoltre in un momento particolarmente delicato per il sistema scolastico italiano, già alle prese con il problema cronico del precariato. Nei giorni scorsi la Corte di giustizia europea ha richiamato l’Italia proprio sull’eccessivo ricorso a personale precario nel comparto scuola, evidenziando criticità ormai strutturali.

In questo contesto, la riduzione degli organici Ata appare per molti come un ulteriore indebolimento della scuola pubblica. Se da un lato il governo ha garantito il mantenimento delle dotazioni organiche per gli istituti coinvolti nel dimensionamento scolastico, dall’altro resta forte la preoccupazione di dirigenti, lavoratori e famiglie per un sistema che sembra sempre più in difficoltà nel garantire inclusione, efficienza e qualità educativa. E ancora una volta, a pagare il prezzo più alto rischiano di essere gli studenti più fragili.

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