Categorie: Attualità

La città delle “reti verdi”: emergenza edifici pericolanti

A Catania oltre 50 ordinanze nel 2026 per edifici pericolanti. Le “reti verdi” invadono la città: «Sembrano opere di Christo».

A Catania stanno diventando parte del paesaggio urbano. Le reti verdi che avvolgono balconi, cornicioni e facciate pericolanti ormai compaiono ovunque: dal centro storico alle periferie, passando per le zone residenziali considerate più prestigiose. Dietro quella che a molti appare quasi una scenografia urbana permanente si nasconde però un problema serio: il rischio di crolli e la mancata manutenzione degli edifici.

Nel solo 2026 la Protezione civile comunale ha già emesso circa cinquanta ordinanze urgenti per mettere in sicurezza immobili considerati potenzialmente pericolosi. Un dato impressionante che fotografa una città alle prese con degrado, incuria e tempi burocratici spesso infiniti.

Un’ordinanza ogni tre giorni: l’emergenza che cresce in città

I numeri raccontano una situazione ormai strutturale. In media, a Catania viene emessa un’ordinanza ogni tre giorni per intimare ai condomini interventi urgenti di manutenzione. Tutto parte quasi sempre da una segnalazione al numero unico delle emergenze: cittadini che notano calcinacci, pezzi di balconi o lamiere instabili pronti a precipitare in strada.

L’ultimo episodio significativo si è verificato l’8 maggio in via VI Aprile, nei pressi della Stazione Centrale, dove il forte vento avrebbe destabilizzato alcune strutture metalliche rendendo necessaria la chiusura della strada. In questi casi intervengono immediatamente i vigili del fuoco, che mettono in sicurezza l’area e trasmettono poi il verbale alla Protezione civile. Da lì scatta l’ordinanza ufficiale ai proprietari degli immobili, obbligati a effettuare verifiche e lavori entro trenta giorni. Termine che, però, nella maggior parte dei casi resta solo sulla carta.

Le “reti verdi” diventano il simbolo del degrado urbano

Passeggiando per Catania è impossibile non notarle. Le reti protettive installate per evitare la caduta di detriti restano spesso al loro posto per mesi, a volte per anni, trasformandosi in un elemento fisso del panorama cittadino. Da Librino a via Leopardi, passando per viale Sanzio e numerose strade del centro, gli edifici “impacchettati” sembrano ormai normalizzati.

Il problema nasce soprattutto dall’inefficacia delle sanzioni: trascorsi i trenta giorni previsti dall’ordinanza, la pratica passa alla Polizia locale e si apre un procedimento per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Ma nella realtà tutto si traduce quasi sempre in una semplice ammenda da poco più di 200 euro, cifra minima rispetto ai costi di ristrutturazione. Il risultato è che molti condomìni preferiscono rimandare i lavori, lasciando le reti al loro posto e contribuendo al progressivo deterioramento dell’immagine urbana della città.

Il paragone con Christo e la denuncia dell’architetto Leone

Christo e Jeanne-Claude, Spoleto: Fortilizio del mulini e la Fontana di Piazza Mercato (1968), prima opera in Italia.

A dare voce al malcontento è stato anche l’architetto Giancarlo Leone, che ha ironizzato sul fenomeno paragonando le facciate catanesi alle celebri installazioni dell’artista Christo, famoso in tutto il mondo per i monumenti “impacchettati”.

“Christo era bulgaro ma amava Catania”, ha scritto provocatoriamente sui social pubblicando la foto di un edificio avvolto dalle classiche reti verdi.

Dietro la battuta, però, si nasconde una critica profonda alla cultura della manutenzione e del bene comune. Secondo Leone, il problema non sarebbe soltanto economico ma soprattutto culturale. L’architetto mette a confronto Catania con realtà siciliane come Ragusa, Scicli, Modica o Aci Bonaccorsi, dove il rispetto per il patrimonio urbano appare più radicato. Nel capoluogo etneo, invece, sembra prevalere una sorta di rassegnazione collettiva che porta cittadini e istituzioni ad accettare il degrado come inevitabile.

Sicurezza pubblica e decoro urbano: una sfida ancora aperta

La questione delle facciate pericolanti non riguarda soltanto il decoro urbano, ma soprattutto la sicurezza pubblica. Ogni balcone instabile o pezzo di intonaco che cade rappresenta un rischio concreto per pedoni, automobilisti e residenti. Il cambiamento climatico e gli eventi atmosferici sempre più intensi, tra vento forte e piogge improvvise, aumentano ulteriormente il pericolo. Eppure il sistema continua a mostrare falle evidenti: sanzioni troppo leggere, controlli insufficienti e tempi lunghissimi per l’esecuzione dei lavori.

Intanto le “reti verdi” continuano a moltiplicarsi, diventando il simbolo visibile di una città sospesa tra emergenza e immobilismo. Una situazione che rischia di peggiorare se non verranno introdotti strumenti più efficaci per obbligare i proprietari degli immobili a intervenire rapidamente e restituire sicurezza e dignità al volto urbano di Catania.

Dalila Battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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Dalila Battaglia

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