
Non si arresta l’ondata di proteste contro Volotea. La compagnia aerea low-cost spagnola è finita al centro di un acceso scontro con le autorità e le associazioni dei consumatori a causa di una strategia tariffaria senza precedenti: la richiesta di un supplemento carburante su biglietti già venduti, pagati e confermati.
Al centro della vicenda c’è la cosiddetta “Fair Travel Promise”, una clausola inserita nelle pieghe del contratto di trasporto che il passeggero sottoscrive al momento dell’acquisto. Secondo il vettore, tale norma permetterebbe di ricalcolare il costo del titolo di viaggio fino a pochi giorni dalla partenza, qualora il prezzo del cherosene subisse impennate sui mercati internazionali.
Negli ultimi giorni, migliaia di passeggeri hanno ricevuto una comunicazione via mail con una richiesta di esborso supplementare compreso tra i 7 e i 15 euro a tratta. Una cifra contenuta per il singolo, ma imponente se moltiplicata per il volume di passeggeri della compagnia, e soprattutto capace di scardinare il principio della certezza del prezzo.
L’aggravio tariffario non è passato inosservato. Il Codacons e altre sigle di tutela dei consumatori hanno presentato esposti urgenti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). L’ipotesi avanzata è quella di pratica commerciale scorretta e violazione del Codice del Consumo.
“Siamo di fronte a un pericoloso precedente,” spiegano i legali delle associazioni. “Se il prezzo pattuito al momento della transazione diventa una variabile dipendente dai costi di gestione dell’impresa, il rischio d’impresa viene traslato interamente sul consumatore, che si trova in una posizione di totale subalternità.”
Dal canto suo, Volotea difende la legittimità della propria condotta. La compagnia sottolinea che il meccanismo è bilaterale: qualora il costo del petrolio dovesse scendere sotto una determinata soglia, il passeggero avrebbe diritto a un rimborso o a un credito per viaggi futuri. Una tesi, questa, che non convince i critici, i quali evidenziano la scarsa trasparenza nei criteri di calcolo di tali oscillazioni.
Il paradosso per l’utente è il “ricatto temporale”: la richiesta di pagamento arriva spesso a ridosso del volo, quando il passeggero ha già pianificato alberghi e trasferimenti. Il mancato pagamento del supplemento comporta l’impossibilità di effettuare il check-in online, costringendo di fatto il viaggiatore a cedere per non perdere il viaggio.
L’AGCM dovrà ora stabilire se la clausola di Volotea sia vessatoria o se rientri nella libertà negoziale tra le parti. Se l’Autorità dovesse dare ragione ai consumatori, potrebbe scattare non solo una sanzione milionaria per la compagnia, ma anche l’obbligo di rimborsare integralmente quanto indebitamente prelevato ai viaggiatori negli ultimi mesi.
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