
L’ultimo aggiornamento dell’ISTAT sui prezzi al consumo ha confermato un trend di risalita che tocca da vicino il mercato immobiliare. Per chi ha un contratto di affitto in corso con clausola di adeguamento annuale, i dati definitivi di marzo 2026 portano novità significative.
L’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, è il parametro utilizzato per legge per aggiornare i canoni di locazione (4+4 o 3+2). A marzo 2026, questo indice ha registrato:
Una variazione mensile del +0,6%.
Una variazione rispetto a marzo 2025 del +1,5%.
Cosa significa questo aumento per un inquilino o un proprietario? Se il contratto prevede l’adeguamento ISTAT:
Contratti a canone libero (4+4): Spesso prevedono l’adeguamento al 100% dell’indice FOI. Per un affitto di 800€, l’aumento sarà di circa 12€ al mese (144€ l’anno).
Contratti a canone concordato (3+2): Solitamente l’adeguamento è limitato al 75% della variazione ISTAT. In questo caso, l’aumento si fermerebbe all’1,125% (circa 9€ al mese su un canone di 800€).
È importante ricordare che per i proprietari che hanno scelto il regime della cedolare secca, l’adeguamento ISTAT non può essere applicato. In questo caso, il canone resta invariato per tutta la durata dell’opzione, rappresentando un vantaggio competitivo per gli inquilini in fasi di inflazione crescente.
L’aumento dell’1,5% dell’indice FOI riflette una pressione inflattiva spinta soprattutto dai costi energetici. Tuttavia, il mercato degli affitti sta subendo anche pressioni esterne:
Costi di manutenzione: Il rialzo dei prezzi dei beni industriali rende più costose le ristrutturazioni.
Ritorno degli energetici: Le spese condominiali e accessorie legate all’energia pesano sempre di più sul costo totale dell’abitare.
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