
Ancora un episodio di violenza all’Ospedale San Marco di Catania, dopo quello denunciato ieri (link), la Polizia di Stato ha arrestato un giovane incensurato catanese di 19 anni che, nei giorni scorsi, si è reso protagonista di un episodio di violenza all’interno di una struttura sanitaria.
Il 19enne si è recato, nelle prime ore della mattinata, al Pronto Soccorso dell’ospedale San Marco visibilmente ubriaco. Dopo aver ricevuto le cure mediche è stato dimesso, ma non avrebbe gradito la decisione del medico. Infatti, il 19enne è andato su tutte le furie, alzando la voce e poi scagliandosi contro il medico, che è stato colpito con un pugno al volto. Lo stesso sanitario, sorpreso dalla reazione del giovane, ha segnalato l’episodio alla Sala Operativa della Questura di Catania, tramite il numero unico d’emergenza. Nel frattempo, l’aggressore ha tentato di dileguarsi, ma è stato subito individuato dai poliziotti della squadra volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, nel frattempo giunti sul posto. Gli agenti lo hanno trovato in un altro padiglione dell’Ospedale e lo hanno fermato.
Durante il controllo il 19enne ha provato a giustificarsi per quanto compiuto, farfugliando parole poco comprensibili a causa del suo stato di ubriachezza.
Alla luce del gesto violento ai danni del medico, il giovane è stato arrestato per lesioni personali commesse in danno di personale sanitario, ferma restando la presunzione di innocenza dell’indagato valevole ora e fino a condanna definitiva.
L’Ordine etneo dei Medici esprime solidarietà ai professionisti coinvolti e richiama l’urgenza di misure concrete a tutela del personale sanitario
L’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Catania esprime piena solidarietà al personale sanitario coinvolto. «Esprimo a nome personale e dell’Omceo – sottolinea il presidente Alfio Saggio – la più ferma condanna per i due gravi episodi di violenza avvenuti al San Marco ai danni di un medico e di un infermiere. A loro va la nostra piena solidarietà, umana e professionale. Non si può uscire di casa per andare a curare i cittadini e ritrovarsi esposti all’aggressività, agli insulti, alla paura. È una ferita inaccettabile per chi ogni giorno lavora in prima linea nei pronto soccorso, in condizioni spesso già rese difficili dalla pressione assistenziale. Aggredire un sanitario significa colpire non soltanto una persona, ma il presidio stesso della cura, della competenza e della responsabilità. Significa incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario, che invece andrebbe difeso e rafforzato. Non possiamo più limitarci all’indignazione di fronte all’ennesimo episodio. Oltre agli ultimi provvedimenti rafforzati da parte governativa (inasprimento della pena, arresto in flagranza differita) servono misure concrete, stabili, immediate: più sicurezza nei reparti esposti, controlli efficaci, personale messo nelle condizioni di lavorare con serenità e una chiara assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni lavorando nello steso tempo sulla cultura dei cittadini. La tutela di chi cura deve diventare una priorità assoluta. Ai nostri medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari voglio dire con chiarezza che l’Ordine è al loro fianco. Nessuno deve sentirsi solo. Difendere chi cura significa difendere il diritto alla salute dell’intera comunità».
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