
Le proiezioni e i primi dati post-scrutinio indicano una vittoria del NO, con una percentuale stimata intorno al 54%, mentre il SÌ si è fermato al 46%. Trattandosi di un referendum confermativo (ex art. 138 della Costituzione), non era richiesto il raggiungimento di alcun quorum: la riforma è stata bocciata semplicemente perché i voti contrari hanno superato quelli favorevoli.
La partecipazione è stata superiore alle aspettative della vigilia, attestandosi su una media nazionale del 59% circa.
Emilia-Romagna: la regione con l’affluenza più alta (circa 67%).
Sicilia: la regione con la partecipazione più bassa (circa 46%).
Trend: Già alla chiusura della prima giornata (domenica 22 marzo alle 23:00), l’affluenza era solidamente sopra il 46%, segnalando una forte mobilitazione dell’elettorato nonostante la complessità tecnica dei quesiti.
Il voto ha respinto il testo di legge costituzionale che mirava a modificare profondamente l’ordinamento giudiziario. I punti cardine erano:
Separazione delle carriere: il divieto per i magistrati di passare dalle funzioni giudicanti (giudici) a quelle requirenti (pubblici ministeri) e viceversa.
Sdoppiamento del CSM: l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici e uno per i PM.
Alta Corte Disciplinare: la creazione di un organo esterno al CSM per giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati.
Sorteggio: l’introduzione del sorteggio per la selezione dei membri dei consigli di autogoverno, per contrastare il peso delle “correnti” interne.
La consultazione ha visto una netta polarizzazione:
Fronte del SÌ: Sostenuto dai partiti di governo (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia) e da Azione. I promotori sostenevano che la riforma avrebbe garantito una maggiore terzietà del giudice e limitato lo strapotere delle correnti togliendo ai magistrati il compito di giudicarsi da soli.
Fronte del NO: Sostenuto da PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e dall’Associazione Nazionale Magistrati (ANM). Gli oppositori hanno argomentato che la riforma avrebbe indebolito l’indipendenza della magistratura, rischiando di sottoporre il pubblico ministero al controllo del potere politico.
Libertà di voto: Posizione assunta da Italia Viva.
Con la vittoria del No, la riforma costituzionale approvata dal Parlamento nell’ottobre 2025 decade ufficialmente. L’assetto della magistratura e del CSM rimane quello attuale, regolato dalla Costituzione del 1948 e dalle successive leggi ordinarie. Il risultato segna una battuta d’arresto politica per la maggioranza di governo, che aveva fatto della separazione delle carriere un pilastro del proprio programma.
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