
Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, l’opera ingegneristica più discussa e ambiziosa della storia italiana recente, subisce un nuovo arresto temporale. Secondo le ultime disposizioni governative e le rimodulazioni del cronoprogramma, la data per la messa in funzione della struttura è stata ufficialmente spostata al 2034. Il cronoprogramma
Non si tratta di una cancellazione del progetto, ma di uno slittamento strategico e contabile che sposta in avanti di un anno l’orizzonte rispetto alle precedenti previsioni che puntavano al 2033.
Il motivo principale di questo rinvio risiede in una complessa operazione finanziaria. Il Governo ha deciso di rimodulare gli stanziamenti, sottraendo temporaneamente circa 2,8 miliardi di euro inizialmente destinati al Ponte per dirottarli verso Rete Ferroviaria Italiana (Rfi).
Questa manovra serve ad alleggerire il debito delle ferrovie e a dare ossigeno ai flussi di cassa nel biennio 2026-2027, periodo particolarmente critico per gli esborsi legati al PNRR e al post-PNRR, oltre che per far fronte al rincaro dei materiali.
Sebbene il costo complessivo dell’opera resti invariato a 13,5 miliardi di euro, la distribuzione della spesa è stata spalmata su un arco temporale più lungo. Nel dettaglio, il nuovo decreto prevede:
Una riduzione della spesa nei primi anni (2026-2029);
Un incremento dei finanziamenti negli anni successivi, con oltre 1,2 miliardi di euro appostati proprio per il 2034.
Questi fondi finali serviranno per le regolazioni contabili e finanziarie post-lavori e per il pagamento degli ultimi stati di avanzamento (SAL).
Nonostante lo slittamento, la società incaricata della realizzazione e il Ministero delle Infrastrutture mantengono una linea di ottimismo. Viene confermato che i lavori dovrebbero effettivamente partire entro il settembre 2026, con una durata prevista di circa 7,4 anni.
Il 2033 resta dunque l’obiettivo per la fine del cantiere fisico, mentre il 2034 diventerà il primo anno di esercizio effettivo per il transito di treni e autoveicoli.
Oltre alle ragioni puramente finanziarie, sul rinvio pesano anche i rilievi della Corte dei Conti e le osservazioni della Ragioneria Generale dello Stato, che hanno imposto una maggiore cautela nella gestione dei fondi e delle procedure amministrative.
Il Ministro Matteo Salvini, pur confermando la volontà politica di procedere, ha adottato una linea di maggiore prudenza sulle scadenze mensili, citando la necessità di superare i numerosi ricorsi ambientalisti e i controlli contabili che continuano a monitorare ogni passaggio di questa “opera infinita”.
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