Categorie: Attualità

Struttura produttiva e divari: il Sud nel Rapporto SVIMEZ 2025

PIL, investimenti e produttività raccontano un percorso di sviluppo ancora incompiuto.

Il capitolo 5 del Rapporto SVIMEZ 2025 analizza il Mezzogiorno nel contesto delle dinamiche economiche nazionali, ponendo l’attenzione sulla struttura produttiva, sull’andamento del PIL e sugli effetti delle politiche pubbliche.

Il Sud viene descritto come un’area che partecipa ai movimenti complessivi dell’economia italiana, ma con intensità e modalità differenti rispetto al Centro-Nord. Le variazioni del prodotto interno lordo, infatti, riflettono sia fattori comuni all’intero Paese sia specifiche condizioni strutturali proprie dell’economia meridionale.

Il Rapporto evidenzia che le dinamiche recenti non possono essere lette esclusivamente in chiave congiunturale: i differenziali territoriali affondano le radici in una struttura produttiva storicamente più fragile.

Andamento del PIL e differenziali territoriali

Il capitolo mette in luce l’andamento del PIL nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese, evidenziando come le fasi di crescita siano spesso influenzate dall’intensità degli investimenti pubblici e dal ciclo economico nazionale.

La crescita meridionale, pur mostrando segnali positivi in alcune annualità, resta caratterizzata da maggiore volatilità. Il differenziale di PIL pro capite rispetto al Centro-Nord rimane significativo, e ciò conferma la persistenza di un divario strutturale.

Il Rapporto sottolinea che il Sud tende a beneficiare in misura rilevante delle politiche espansive, ma risulta più esposto nei momenti di rallentamento. Questa asimmetria evidenzia una minore capacità autonoma di crescita.

La struttura produttiva: piccole imprese e settori tradizionali

Un elemento centrale del capitolo 5 riguarda la composizione del tessuto produttivo meridionale. Il sistema economico del Mezzogiorno continua a essere caratterizzato da:

  • prevalenza di micro e piccole imprese;
  • forte presenza di servizi tradizionali;
  • minore incidenza dell’industria manifatturiera avanzata.

Il Rapporto evidenzia come questa struttura influenzi direttamente la produttività e la capacità di innovazione. La dimensione ridotta delle imprese limita gli investimenti in ricerca e sviluppo e riduce la competitività sui mercati internazionali.

La concentrazione in comparti a basso valore aggiunto incide sulla dinamica complessiva della crescita, rendendo più difficile un recupero stabile del divario con il Centro-Nord.

Investimenti pubblici e ruolo delle politiche di coesione

Il capitolo attribuisce un ruolo strategico agli investimenti pubblici, in particolare a quelli collegati alle politiche di coesione. Il Mezzogiorno beneficia in modo rilevante di queste risorse, che rappresentano un elemento determinante per sostenere l’attività economica.

Il Rapporto evidenzia che gli investimenti infrastrutturali, materiali e immateriali, sono fondamentali per migliorare la competitività territoriale. Tuttavia, viene sottolineato come la continuità e l’efficienza nella spesa pubblica siano condizioni essenziali affinché tali risorse producano effetti strutturali e non soltanto temporanei.

La capacità amministrativa degli enti locali emerge come variabile decisiva per la trasformazione degli investimenti in sviluppo duraturo.

Produttività e specializzazione settoriale

Un altro nodo affrontato nel capitolo riguarda la produttività del sistema economico meridionale. Il livello medio di produttività risulta inferiore rispetto al Centro-Nord, anche a causa della composizione settoriale e della dimensione aziendale.

Il Rapporto mette in evidenza che la specializzazione produttiva del Sud tende a concentrarsi in settori meno dinamici dal punto di vista tecnologico. Questa configurazione limita la capacità di generare valore aggiunto e di attrarre investimenti privati ad alta intensità di capitale.

La produttività, dunque, rappresenta uno dei principali fattori che alimentano il divario territoriale.

Il contributo della domanda interna

Il capitolo 5 analizza anche il ruolo della domanda interna nel sostenere l’economia meridionale: Il livello dei consumi è strettamente connesso al reddito disponibile e alla qualità dell’occupazione.

La minore capacità di spesa delle famiglie del Mezzogiorno si riflette sulla dinamica del mercato interno, contribuendo a limitare la crescita delle imprese locali. Si crea così un equilibrio fragile, in cui la debolezza della domanda e la fragilità dell’offerta si rafforzano reciprocamente.

Infrastrutture e competitività territoriale

Il Rapporto evidenzia come il deficit infrastrutturale rappresenti ancora un elemento di criticità. Le carenze nelle reti di trasporto e nelle infrastrutture materiali incidono sui costi logistici e sulla capacità di integrazione nelle catene del valore.

Il miglioramento dell’accessibilità territoriale viene indicato come una condizione necessaria per favorire investimenti produttivi e rafforzare il tessuto imprenditoriale.

Prospettive di sviluppo e rischi

Il capitolo 5 del Rapporto SVIMEZ 2025 restituisce un’immagine complessa del Mezzogiorno: un’area che partecipa alla crescita nazionale, ma con basi strutturali ancora fragili.

Le prospettive di sviluppo dipendono dalla capacità di:

  • rafforzare la struttura produttiva;
  • aumentare la produttività;
  • rendere più efficaci gli investimenti pubblici;
  • superare i limiti dimensionali delle imprese.

Il rischio, evidenziato nel Rapporto, è che senza un cambiamento strutturale il Mezzogiorno continui a oscillare tra fasi di crescita legate alla spesa pubblica e periodi di rallentamento più marcato.

Elisa Caruso

Studentessa di Giurisprudenza appassionata di giornalismo scrive per LiveUnict. I suoi interessi spaziano dalla letteratura all'arte fino alle battaglie sociali e all'attivismo. Collabora con la redazione live Unict dall'ottobre 2023.

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Elisa Caruso

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