Categorie: Attualità

Il lavoro nel Mezzogiorno secondo il rapporto SVIMEZ 2025

Nel Rapporto SVIMEZ 2025 una crescita ancora insufficiente a colmare la frattura con il Centro-Nord.

Il capitolo 15 del Rapporto SVIMEZ 2025 affronta in modo diretto e approfondito la questione del lavoro nel Mezzogiorno, mettendo in luce una dinamica apparentemente positiva ma strutturalmente fragile. I dati mostrano un aumento degli occupati nel Sud negli ultimi anni, in linea con la ripresa registrata a livello nazionale dopo le crisi recenti. Tuttavia, il Rapporto invita a non leggere questo incremento come un segnale definitivo di convergenza o di superamento del divario storico con il Centro-Nord.

La crescita dell’occupazione meridionale, infatti, si inserisce in un contesto fortemente sostenuto da misure straordinarie e da una fase congiunturale favorevole. Non si tratta ancora di una trasformazione strutturale del mercato del lavoro, ma di un miglioramento che poggia su basi ancora instabili.

Il divario territoriale resta il nodo centrale

Il cuore dell’analisi SVIMEZ è il persistente divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord. Anche in presenza di segnali di crescita, il tasso di occupazione nel Sud rimane significativamente inferiore rispetto al resto del Paese.

Il Rapporto evidenzia che questa distanza non è episodica né legata a una singola fase economica, ma rappresenta un tratto strutturale del sistema produttivo meridionale: La minore capacità di assorbimento di forza lavoro, la più bassa produttività e la concentrazione in settori a ridotto valore aggiunto continuano a limitare le opportunità occupazionali.

In altre parole, il Mezzogiorno cresce, ma cresce meno e su basi più deboli.

L’occupazione femminile: il grande potenziale inespresso

Uno degli aspetti su cui il capitolo insiste maggiormente è la questione dell’occupazione femminile. Il Mezzogiorno presenta tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro nettamente inferiori rispetto al Centro-Nord.

Questa differenza non è solo statistica, ma rappresenta uno dei principali freni allo sviluppo economico del Sud: Il mancato pieno utilizzo del capitale umano femminile comporta una perdita di potenziale produttivo e di reddito disponibile.

Il Rapporto sottolinea come le cause siano molteplici: carenza di servizi di conciliazione, debolezza del tessuto imprenditoriale, scarsa diffusione di occupazioni qualificate e stabili. La riduzione del divario di genere viene indicata implicitamente come una delle leve più decisive per una crescita duratura del Mezzogiorno.

Giovani e NEET: una frattura generazionale

Il capitolo dedica ampio spazio alla condizione giovanile il Mezzogiorno continua a registrare una quota elevata di giovani che non studiano e non lavorano. Questo fenomeno non è solo un indicatore sociale, ma un segnale di inefficienza del sistema economico e formativo.

Il Rapporto evidenzia come la transizione dalla scuola al lavoro sia più difficile rispetto al Centro-Nord: Le opportunità occupazionali per i giovani sono spesso caratterizzate da precarietà e bassi livelli retributivi. In parallelo, l’emigrazione di giovani qualificati verso altre regioni o all’estero contribuisce a impoverire ulteriormente il capitale umano meridionale.

Si crea così un circolo vizioso: meno opportunità generano migrazione, la migrazione riduce il potenziale di crescita, la minore crescita limita nuove opportunità.

La qualità del lavoro: oltre il numero degli occupati

Un punto centrale dell’analisi SVIMEZ riguarda la qualità dell’occupazione: L’incremento numerico degli occupati non coincide automaticamente con un miglioramento delle condizioni lavorative.

Nel Mezzogiorno si registra una maggiore incidenza di contratti a termine e di occupazioni a bassa qualificazione. I livelli salariali medi risultano inferiori rispetto al Centro-Nord, con effetti diretti sulla capacità di spesa delle famiglie e sulla dinamica della domanda interna.

Il Rapporto suggerisce che la questione non sia soltanto “quanti lavorano”, ma “come si lavora”. La stabilità contrattuale, la qualità delle mansioni e la produttività rappresentano fattori determinanti per trasformare la crescita occupazionale in sviluppo economico duraturo.

Settori trainanti e limiti strutturali

L’analisi mette in evidenza come la crescita dell’occupazione si concentri in specifici comparti, spesso legati ai servizi e a settori sostenuti da politiche pubbliche. Meno incisiva appare la presenza di occupazione nei settori ad alta intensità tecnologica o a maggiore valore aggiunto.

Questa struttura settoriale contribuisce a mantenere più bassa la produttività media del lavoro nel Sud, alimentando il divario territoriale. Senza un rafforzamento del tessuto produttivo innovativo, la crescita rischia di rimanere fragile e dipendente da fattori esterni.

Politiche pubbliche e prospettive

Il Rapporto sottolinea il ruolo determinante delle politiche pubbliche nel sostenere l’occupazione meridionale. Tuttavia, l’intervento pubblico, pur essendo fondamentale, non può sostituire una trasformazione strutturale del sistema produttivo.

La sfida indicata nel capitolo 15 è chiara: trasformare l’attuale fase di crescita in un percorso stabile di convergenza. Questo implica aumentare la partecipazione femminile, ridurre l’incidenza dei NEET, migliorare la qualità del lavoro e rafforzare i settori produttivi a maggiore valore aggiunto.

Elisa Caruso

Studentessa di Giurisprudenza appassionata di giornalismo scrive per LiveUnict. I suoi interessi spaziano dalla letteratura all'arte fino alle battaglie sociali e all'attivismo. Collabora con la redazione live Unict dall'ottobre 2023.

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Elisa Caruso

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