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Secondo il report di Terre des Hommes, due ragazzi su tre temono il web più di strada e scuola

Dal revenge porn al cyberbullismo: per il 66% dei giovani il web supera strada e scuola nella percezione del rischio.

Per due ragazzi su tre oggi il luogo più pericoloso non è la strada, né la scuola: è il web. Il dato – il 66% del campione – emerge dall’ultima indagine dell’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes, diffusa in occasione della Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo (7 febbraio) e della Giornata mondiale per la sicurezza in Rete (10 febbraio).

La ricerca, realizzata insieme alla community under 30 Scomodo, ha coinvolto oltre 2.000 giovani italiani sotto i 26 anni, raccogliendo opinioni e vissuti su violenza, cyberbullismo e sicurezza online. Ne emerge il ritratto di una generazione lucida sui rischi del digitale, ma allo stesso tempo immersa in comportamenti che possono aumentare l’esposizione a nuove fragilità.

Violenza: colpite soprattutto ragazze e persone non binarie

Il 57% delle ragazze dichiara di aver subito almeno una forma di violenza, contro il 42% dei ragazzi. Il dato più alto riguarda le persone non binarie: il 67% afferma di averne fatto esperienza.

Cambiano anche i luoghi percepiti come più rischiosi: Le ragazze indicano soprattutto spazi pubblici non controllati – strade e mezzi di trasporto – e le relazioni intime o familiari. Tra i ragazzi pesano maggiormente la scuola e il gruppo dei pari.

Eppure, nella percezione complessiva, è il web a superare tutti gli altri contesti fisici e relazionali.

Revenge porn e cyberbullismo: le paure digitali

Tra i rischi online, il più temuto è il revenge porn: il 59% lo considera la minaccia principale, con una preoccupazione più marcata tra le ragazze e tra i giovani delle fasce d’età più alte del campione.

Un elemento significativo riguarda la consapevolezza giuridica: quasi tutti gli intervistati sanno che la diffusione non consensuale di immagini intime è un reato e che è possibile denunciarla e chiederne la rimozione. Più incerta, invece, appare la conoscenza dei diritti quando si tratta di immagini manipolate o modificate da terzi.

Il cyberbullismo resta un’altra grande preoccupazione: lo indica come rischio principale il 45% dei ragazzi e il 42% del totale degli intervistati. Il digitale, in questo senso, non crea dinamiche nuove, ma amplifica quelle già presenti offline, rendendole più pervasive e difficili da arginare.

Contatti indesiderati: una normalità diffusa

Quasi l’80% dei giovani dichiara di essere stato contattato online da sconosciuti. Un’esperienza trasversale, ma con reazioni diverse: tra le ragazze prevalgono fastidio, incertezza e paura; tra i ragazzi emerge più spesso curiosità.

Le dimensioni del fenomeno mostrano quanto l’esposizione a interazioni non richieste sia diventata parte ordinaria dell’esperienza digitale giovanile.

Intelligenza artificiale come confidente

Un giovane su due si è rivolto almeno una volta a un chatbot per chiedere un consiglio: I temi più frequenti riguardano problemi sentimentali (24%), questioni di salute (22%) e supporto psicologico (21%).

L’intelligenza artificiale non viene usata soltanto come motore di ricerca evoluto, ma come interlocutore per questioni personali. Il dato suggerisce un bisogno diffuso di ascolto e orientamento che trova risposta anche in strumenti automatizzati, percepiti come accessibili e non giudicanti.

Privacy e password: la contraddizione

Sul fronte della privacy emergono atteggiamenti ambivalenti: La maggioranza dei giovani considera inaccettabile il controllo del telefono da parte del partner o di altre persone; solo il 2% lo interpreta come un segno di rispetto o apprezzamento. A respingere maggiormente questa pratica sono ragazze e giovani più grandi. Eppure il 69% dichiara di condividere password o credenziali con genitori, amici o partner, soprattutto per “ragioni di sicurezza”.

Una contraddizione che fotografa la tensione tra autonomia e protezione: da un lato si rivendica la riservatezza del proprio dispositivo, dall’altro si accetta una condivisione ampia degli accessi.

L’indagine dell’Osservatorio indifesa di Terre des Hommes restituisce così l’immagine di una generazione consapevole dei rischi digitali, ma ancora alla ricerca di un equilibrio tra libertà, sicurezza e bisogno di relazione.

Elisa Caruso

Studentessa di Giurisprudenza appassionata di giornalismo scrive per LiveUnict. I suoi interessi spaziano dalla letteratura all'arte fino alle battaglie sociali e all'attivismo. Collabora con la redazione live Unict dall'ottobre 2023.

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