
Curiosità sul Festival di Sanremo. Il padre di Sanremo parla siciliano: Nunzio Filogamo. “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate!”.
È con questa frase, diventata proverbiale, che il 29 gennaio 1951 si apre la prima edizione del Festival della Canzone Italiana al Teatro del Casinò di Sanremo.
A pronunciarla è Nunzio Filogamo, il primo conduttore della storia del Festival. E sì, se dici Sanremo dici anche Sicilia: perché il padre della manifestazione più amata d’Italia era palermitano.
Annunziato Filogamo nacque a Palermo il 20 settembre 1902, in una Sicilia ancora lontana dall’industrializzazione del Nord ma ricca di fermenti culturali. La sua formazione fu solida e internazionale: studiò legge all’Università di Torino e alla Sorbona di Parigi, un percorso che sembrava destinarlo a una carriera forense. Per due anni esercitò effettivamente la professione di avvocato, ma il richiamo dell’arte e del palcoscenico si rivelò irresistibile.
Fu durante gli anni universitari che si avvicinò al teatro, partecipando a rappresentazioni dirette dall’attrice-regista Elena Vaccaneo. Da quel momento iniziò un percorso artistico che lo portò a lavorare con grandi nomi della scena italiana: Dina Galli, le sorelle Gramatica, Nino Besozzi, Maria Melato, Enrico Viarisio, fino alla prestigiosa compagnia di Ruggero Ruggeri. Filogamo non era soltanto un attore: era un interprete raffinato, dotato di una presenza scenica elegante e di una voce calda, capace di conquistare il pubblico ancora prima dell’avvento dei mass media di massa.
Il successo nazionale arrivò quasi per caso nel 1934, quando accettò di interpretare Aramis nella celebre rivista radiofonica I quattro moschettieri. L’ingresso all’EIAR, l’ente radiofonico dell’epoca, segnò l’inizio di una carriera folgorante. Il programma divenne un fenomeno di costume senza precedenti: milioni di italiani si sintonizzavano per ascoltare le avventure dei protagonisti, tra cui spiccava proprio l’Aramis di Filogamo, caratterizzato dalla celebre “erre moscia” e da un’eleganza leggermente snob che lo rese immediatamente riconoscibile.
Attorno alla trasmissione nacque persino un concorso abbinato ai cioccolatini Perugina, con figurine da collezionare. La più rara, il “Feroce Saladino”, arrivò a es
Parallelamente tentò la carriera discografica con brani come “Tutto va bene madama la marchesa”, “Qualcosa in Perù” e “Cagnolino pechinese”, e lavorò nel cinema con registi del calibro di Amleto Palermi, Raffaello Matarazzo e Alessandro Blasetti. Il suo talento si muoveva con naturalezza tra teatro, radio, musica e grande schermo, confermandolo artista completo in un’epoca di profonde trasformazioni culturali.
Durante la Seconda guerra mondiale, dopo aver diretto la Compagnia di rivista Filogamo dell’EIAR di Roma, fu licenziato per essersi rifiutato di recarsi in Germania a lavorare per le truppe tedesche. Una scelta che testimonia non solo coraggio professionale, ma anche coerenza personale. Rimasto senza lavoro per alcuni mesi, tornò sulle scene con l’arrivo degli Alleati, presentando spettacoli per le forze armate e condividendo il palco con star internazionali come Marlene Dietrich, un’attrice e cantante tedesca naturalizzata statunitense. Considerata tra le più grandi icone del cinema nella prima metà del Novecento, la Dietrich lasciò un’impronta duratura attraverso la sua recitazione, le sue immagini e l’interpretazione delle canzoni a livello internazionale.
Fu in radio, nel dopoguerra, che Filogamo pronunciò per la prima volta il saluto destinato a diventare simbolo di un’epoca:
“Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate”. Non era una formula casuale.
Filogamo aveva compreso che la radio non parlava solo a chi sedeva in sala, ma a milioni di ascoltatori sparsi ovunque. In quella frase c’era una visione moderna del mezzo, la consapevolezza di una comunità nazionale unita dalla voce.
Nel 1951 fu chiamato a inaugurare la prima edizione del Festival di Sanremo. Lo condusse anche nel 1952, 1953 e 1954, diventando di fatto il padre fondatore della manifestazione. In un’Italia ancora priva di televisione, fu lui a dare tono, stile e autorevolezza a quella che allora era soltanto una competizione canora trasmessa via radio, che da lì a poco sarebbe diventata un’evento di portata globale capace di dar luce a quelli che poi saranno gli artisti Italiani di fama globale.
Con l’arrivo della tv, tuttavia, Filogamo venne progressivamente estromesso perché ritenuto poco telegenico. In quegli anni di forte controllo cattolico sulla Rai pesarono anche le voci sulla sua omosessualità, spesso amplificate dalla satira per i suoi modi eleganti. Nonostante ciò, tornò a Sanremo nel 1957 accanto a Marisa Allasio e Fiorella Mari, dimostrando ancora una volta professionalità e carattere.
Negli anni successivi continuò a lavorare tra radio e televisione, tornando alla ribalta negli anni ’80 grazie a Renzo Arbore e restando nell’immaginario collettivo come simbolo di un’epoca. Memorabile la gaffe di Pippo Baudo che nel 1997 ne annunciò erroneamente la morte in diretta: Filogamo, ancora vivo, lo contattò personalmente.
Nunzio Filogamo si spense il 24 gennaio 2002 a Rodello d’Alba, in provincia di Cuneo, quasi centenario. Si era ritirato lontano dai riflettori, ma la sua eredità resta incisa nella memoria collettiva, in particolare in quella dei Siciliani, riconoscendo un grande artista di fama internazionale, con radici palermitane.
Se oggi il Festival di Sanremo è un rito nazionale, lo si deve anche a quel giovane Siciliano nato a Palermo che seppe trasformare una semplice gara musicale in un evento capace di parlare a “vicini e lontani”.
Sanremo è diventato il simbolo dell’Italia che canta. Ma il suo primo, indimenticabile saluto aveva un accento Siciliano. E forse non è un caso che il cuore della manifestazione più popolare del Paese abbia iniziato a battere proprio dalla voce calda ed elegante di un figlio di Sicilia.
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