
113.892 vite spezzate e segnate per sempre! 113.892 bambini e bambine hanno subito o assistito a spaventosi episodi di violenza di genere. 113.892 bambini sono stati presi in carico dai servizi sociali a seguito di episodi di violenza. Questi i dati che se ne evinco dall’ultimo report di OpenPolis, che sottolinea come queste situazioni possono incidere fortemente sulla sfera psicologica e fisica di ogni bambino coinvolto.
Ogni anno sempre più donne e sempre più mamme vengono maltrattate, soprattutto dai relativi partner o ex partner. Ogni anno, o per meglio dire ogni mese, l’opinione pubblica ritorna sull’annoverato e triste tema. Peccato che forse vi è un argomento che passa in sordina: le violenze di genere riguardano non lo la vittima ma anche i numerosi bambini e bambine che vivono all’interno del nucleo familiare. Si parla di tutti quei minori che o subiscono una qualche forma di abuso diretto o sono giornalmente testimoni delle violenze inflitte allo loro mamma. D’altronde secondo il report, pubblicato dall’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, circa il il 34% dei minori presi in carico dai servizi sociali ha assistito ad episodi di violenza contro familiari o conviventi. Un’esperienza che ha devastato le loro vite.
Secondo gli studi condotti dagli psicologici, numerosi bambini e bambine, ragazzi e ragazze hanno subito un forte impatti psicologico a carattere duraturo. Si parla quindi di disturbi del sonno, ansia, aggressività o comportamenti “adultizzati”. E come se bastasse aumenta il rischio che la violenza venga interiorizzata come modello relazionale comune e accettabile.
Un tema che sconvolge gli animi di tutti quelli che si trovano a leggere questi dati. Proprio per questo, lo scorso agosto, l’organo bicamerale ha approvato una relazione dedicata agli orfani di femminicidio. Secondo il documento reso noto, l’impatto psicologico sui minori orfani di femminicidio è devastante. Gli esperti definiscono questa condizione come sindrome da lutto traumatico infantile (Child Traumatic Grief – Ctg). Il bambino a seguito del devastante evento con il quale dover fare i conti numerosi sintomi come disturbi del sonno e dell’alimentazione, ansia, isolamento, comportamenti aggressivi, apatia, sfiducia generalizzata, sensi di colpa e depressione. A questo si aggiunge lo stigma sociale che molti orfani subiscono.
“A volte si presenta un rifiuto di proseguire gli studi, dato dagli aspetti depressivi e dal senso di inutilità generalizzato che provoca il ritenersi ingiustamente precipitati in un dolore senza fine, e diviene difficilissimo mantenere il precedente standard di rendimento scolastico, oppure si verificano abbandoni”, questo quanto si legge nella relazione sugli orfani di femminicidio del 6 agosto 2025.
Il documento presentato evidenzia come l’Italia disponga di un valido impianto normativo per quanto concerne la tutela e il supporto degli orfani di femminicidio. Tuttavia individua anche alcuni aspetti critici su cui si dovrebbe ancora lavorare. Tra le proposte avanzate dalla commissione figurano:
Per i diversi dati relativi ai casi di violenza domestica, i dati ci vengono forniti al rapporto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza curato dal Gruppo Crc. I maltrattamenti contro familiari e conviventi sono stati 25.258, di questi la maggior parte si è verificata in Lombardia. In questo casi si calcolano 3.635 casi pari al 14,4% del totale. A seguire troviamo la Campania (3.293), la Sicilia (2.807) e il Lazio (2.697).
Inoltre, ad oggi si contano 404 centri antiviolenza in Italia. Forse ancora troppo pochi per l’emergenza di genere che ci si trova ad affrontare. La maggior parte di queste strutture si concentra in Campania (67), Lombardia (54), Lazio (44) e Sicilia (31). Per quanto concerne le case rifugio sarebbero 464 di cui 145 localizzate in Lombardia, 59 in Sicilia e 55 in Emilia Romagna. Di queste ben 165 case hanno segnalato difficoltà nell’accogliere donne a causa dell’indisponibilità di posti, E ben 5 hanno dichiarato la necessità di triplicare la capacità di accoglienza attuale. Una situazione surreale se si pensa che donne e soprattutto minori hanno bisogno di strutture sicure e competenze specializzate per poter affrontare al meglio il problema.
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