
L’invecchiamento della forza lavoro è una realtà che, aldilà delle previsioni statistiche, incide già sul mercato siciliano. Secondo i dati elaborati dell’ufficio studi della Cgia su base INPS nel 2024 l’età media dei dipendenti dei settori privati dell’Isola ha raggiunto i 41,62 anni, il valore è leggermente sotto la media nazionale (41,91 anni), ma sottolinea comunque una tendenza strutturale che dura da più di quindici anni e che rischia di incidere in modo significativo sull’economia regionale.
I lavoratori dipendenti del settore privato dell’Isola sono in totale 919.434 e di questi circa 278.009 hanno più di cinquant’anni: in termini di percentuali significa che oltre il 30% degli occupati rientra nelle fasce d’età più anziane. Questo dato pesa soprattutto nelle piccole e micro imprese, che rappresentano il tessuto produttivo siciliano, dove lo stesso ricambio generazionale è spesso più lento e complesso.
Il fenomeno, chiaramente, non riguarda solo la Sicilia, ma all’interno della nostra regione assume delle specifiche caratteristiche: a incidere sono il calo demografico, una natalità tra le più basse d’Italia e la difficoltà cronica di trattenere i giovani. Dal 2008 a oggi la fascia centrale del mercato, tra i 25 e i 44 anni, è progressivamente diminuita, mentre è aumentato il numero di lavoratori over 55.
A livello nazionale, gli occupati tra i 60 e i 64 anni sono aumentati di oltre il 370% in sedici anni: un incremento che riflette sia l’invecchiamento della popolazione sia l’allungamento della vita lavorativa determinato dalle riforme previdenziali; anche in Sicilia questo trend è evidente e contribuisce così a innalzare l’età media degli occupati, con conseguenti effetti diretti sulla struttura del mercato del lavoro.
Guardando alla distribuzione territoriale, Siracusa registra l’età media più alta con 42,01 anni, seguita da Palermo (41,97) e Messina (41,91). Valori molto simili si riscontrano anche a Caltanissetta (41,90) e Agrigento (41,25), mentre Trapani si ferma a 41,08 anni. Le province relativamente più “giovani” restano Ragusa, con 40,71 anni, ed Enna (41,56), ma anche qui il peso degli over 50 è in costante aumento.
Per le imprese siciliane, soprattutto nei settori ad alta intensità di lavoro come edilizia, logistica, trasporti e manifattura, l’invecchiamento degli addetti rappresenta un doppio rischio: poichè da un lato cresce la difficoltà di sostituire i lavoratori che vanno in pensione; dall’altro si rischia di perdere competenze ed esperienza maturate nel tempo, spesso senza un adeguato trasferimento alle nuove generazioni.
La Cgia parla di una vera e propria “trappola demografica” che rischia di colpire soprattutto le piccole imprese; le realtà che faticano a competere con le grandi aziende in termini di salari, welfare aziendale e prospettive di carriera. Molti giovani, quando trovano occupazione, preferiscono contesti più strutturati o scelgono di lasciare l’Isola, alimentando un circolo vizioso che impoverisce il capitale umano locale.
Senza un adeguato ricambio generazionale, la capacità produttiva del sistema economico siciliano rischia di ridursi nel medio periodo. L’invecchiamento della forza lavoro può accentuare ritardi già evidenti su innovazione, digitalizzazione e competitività, rendendo più difficile per le imprese adattarsi ai cambiamenti e cogliere nuove opportunità di sviluppo.
Invertire questa tendenza richiede politiche mirate e coordinate: incentivi all’assunzione dei giovani, investimenti nella formazione, misure per rendere il territorio più attrattivo e capace di offrire prospettive stabili. Senza un cambio di passo, l’invecchiamento della forza lavoro rischia di diventare uno dei principali freni allo sviluppo economico e sociale della Sicilia nei prossimi anni.
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