
Il ciclone Harry ha lasciato segni profondi sulla Sicilia orientale, non solo sul piano ambientale ma anche su quello infrastrutturale. Tra gli effetti più evidenti c’è l’interruzione della linea ferroviaria ionica tra Catania, Taormina e Messina, con immagini simbolo come quelle dei binari sospesi nel vuoto a Scaletta Zanclea. Uno scenario che rende evidente come il ritorno alla normalità non potrà avvenire in tempi brevi.
La sospensione della circolazione ferroviaria tra Catania e Messina interrompe uno degli assi di mobilità più importanti della Sicilia, utilizzato quotidianamente da pendolari, studenti, lavoratori e viaggiatori di lunga percorrenza. Rete Ferroviaria Italiana ha annunciato la riattivazione delle tratte Catania–Siracusa e Palermo–Catania, ma il segmento ionico messinese resta fortemente compromesso, con cantieri complessi e interventi di ricostruzione su più fronti.
A pagare il prezzo più alto sono i pendolari: Studenti e lavoratori hanno dovuto fare i conti con bus sostitutivi, tempi di percorrenza allungati e orari incerti. Il Comitato Pendolari ha denunciato l’assenza, in alcune fasi, di servizi alternativi adeguati tra Messina e le stazioni ioniche, chiedendo con forza rimborsi per biglietti e abbonamenti non utilizzabili, come previsto dalla Carta dei Servizi.
Per il traffico regionale, i bus sostitutivi restano una soluzione obbligata. Tuttavia, è fondamentale che vengano progettati in modo efficiente, sfruttando anche l’autostrada, per evitare che il disagio spinga gli utenti verso l’auto privata, con un inevitabile aumento della congestione su tangenziale e A18. La crisi attuale mette ancora una volta in luce la scarsa resilienza del sistema dei trasporti che converge su Catania.
La vera criticità riguarda però i servizi Intercity e Alta Velocità. Oggi chi viaggia da o verso la Sicilia deve affrontare un percorso frammentato: treni regionali, bus sostitutivi, attraversamento in nave e infine Frecce o Intercity. Un “saliscendi” logistico che comporta disagi, rischi per la sicurezza, lunghi tratti a piedi e incertezza totale sulla programmazione del viaggio.
Al momento, sul sito delle Ferrovie molti servizi risultano “non acquistabili” anche per le prossime settimane. Le stime sui tempi di ripristino oscillano tra 45 giorni e periodi più lunghi, rendendo impossibile per chi deve viaggiare a marzo o aprile pianificare con serenità. In questo contesto, molti utenti sono già costretti a ricorrere all’aereo, spesso a prezzi pieni.
Una prima linea di intervento potrebbe essere l’estensione del bonus per il trasporto aereo per tutto il periodo di interruzione dei servizi ferroviari nazionali. Una misura temporanea ma necessaria per evitare che l’isolamento infrastrutturale si traduca in un ulteriore danno economico per cittadini, studenti e lavoratori.
La seconda proposta è più innovativa: organizzare servizi bus autostradali dedicati alla lunga percorrenza, con partenza da Catania Centrale, passaggio prioritario sui traghetti e arrivo diretto a Villa San Giovanni, in coincidenza con i treni ad Alta Velocità. Un collegamento sperimentale, inizialmente con poche corse giornaliere, potrebbe garantire un accesso più fluido alla rete nazionale e rivelarsi strategico anche in vista della stagione turistica.
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