
Yassin Mirzaei, ex studente dell’ateneo di Messina, è stato ucciso in Iran lo scorso 9 gennaio a Dareh Deraz, durante le proteste contro il regime islamico degli Ayatollah.
Il giovane aveva completato gli studi, ormai due anni fa, in scienze geofisiche per il rischio sismico e dopo il conseguimento della laurea aveva deciso di tornare nella sua città, Kermanshah, nel Kurdistan nell’Iran occidentale, a circa 500 chilometri da Teheran.
L’università di Messina, una volta appresa la tragedia ha espresso “profondo cordoglio per la scomparsa di Mirzaei e solidarietà alla comunità studentesca iraniana dell’ateneo, che sta vivendo ore di forte apprensione e sofferenza, acuite dalla difficoltà di contattare familiari e amici in Iran, con gravi ripercussioni sul benessere personale e sulla serenità del percorso accademico”, questa la nota ufficiale pubblicata dall’ateneo. I suoi colleghi, amici e l’intera città ha ricordato Yasin scendendo in piazza in sua memoria.
Inoltre, sul sito dell’ateneo appare una foto di Yasin Mirzaei con un chiaro messaggio: “studente di geofisica è stato ucciso da colpi d’arma da fuoco con 18 proiettili durante le proteste dell’8 gennaio in Iran”. Si tratta di “un evento che colpisce e addolora ancor di più l’intera comunità accademica. L’università di Messina ribadisce con fermezza i valori che fondano la comunità universitaria: tutela della persona, rispetto dei diritti umani, libertà di pensiero e di espressione, rifiuto di ogni forma di violenza e discriminazione. In queste giornate, l’ateneo intende trasformare la solidarietà in azioni concrete, garantendo a studentesse e studenti tutto il supporto che rientra nelle proprie possibilità. – così continua l’avviso pubblicato– Unime accoglie e sostiene il messaggio di vicinanza espresso dalle rappresentanze studentesche e le iniziative di sensibilizzazione promosse in città, nel rispetto dell’autonomia e della libertà di espressione della comunità universitaria”
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