
Cavallo muore in strada a Catania, l’ombra lunga dello sfruttamento animale; Una scena straziante, quella che si è consumata alle prime luci del mattino di giorno 15 ottobre, lungo la Circonvallazione di Catania. Un cavallo, attaccato a un calesse, è collassato e morto sull’asfalto, proprio nei pressi della cittadella universitaria, sotto gli occhi attoniti di automobilisti e passanti. Il calesse non era in regola. Le indagini, ancora in corso, ipotizzano legami con le corse clandestine, un fenomeno criminale che continua a consumarsi ai margini delle città, nel silenzio e nella sofferenza degli animali.
Erano da poco passate le 5:30 del mattino di ieri quando la Polizia Locale è intervenuta all’altezza della rotatoria in direzione Misterbianco. Un cavallo a terra, immobile, il suo calesse ancora legato a lui. Gli agenti hanno immediatamente deviato il traffico, mentre i veterinari dell’ASP di Catania hanno eseguito i primi rilievi.
Il verdetto è stato chiaro: nessun segno di maltrattamento fisico evidente, ma probabilmente un ictus o infarto fulminante ha stroncato l’animale. Un calesse privo di freni, senza segnalazioni di sicurezza, né targa. Il proprietario, identificato grazie al microchip, ha raccontato agli agenti che il cavallo aveva iniziato a trascinare una zampa, per poi crollare, sul posto presente anche la polizia municipale, alle prese con non pochi problemi per la gestione della viabilità. I poliziotti delle volanti hanno contestato al conducente, proprietario del cavallo e dell’azienda, alcune sanzioni previste dal codice della strada:
“la circolazione di un calesse a trazione animale privo di sistema di frenata, privo di sistema di segnalazione di pericolo, di sistema di segnalazione visiva” e la mancanza di apposita “targa rilasciata dal comune di residenza del conducente”.
Sono in corso ulteriori accertamenti per fare chiarezza sull’accaduto, in maniera tale da accertare eventuali maltrattamenti e l’utilizzo del cavallo in questione in corse clandestine.
Il cavallo deceduto apparteneva a un’azienda di Picanello. I controlli della Squadra a Cavallo della Polizia di Stato e dei veterinari ASP hanno rilevato che la scuderia è formalmente in regola, con tutti gli animali registrati e nessuna traccia di farmaci vietati. Ma non basta.
Nonostante le apparenze, la Procura continua a indagare per capire se il cavallo fosse utilizzato in attività illecite, come le corse clandestine, spesso nascoste tra le strade periferiche o trasmesse in diretta social, dove si scommette su animali dopati, sfruttati fino alla morte.
Il Partito Animalista Italiano, da anni in prima linea nella denuncia di queste pratiche criminali, ha depositato un esposto in Procura. Il tono è duro, accorato, diretto:
“Un cavallo morto sull’asfalto non è solo una notizia di cronaca: è l’ennesima vittima silenziosa di un sistema illegale, violento e crudele. Chiediamo giustizia. E chiediamo che le istituzioni intervengano con urgenza per fermare questa piaga che colpisce non solo gli animali, ma anche la dignità del nostro vivere civile.”
Il Partito denuncia anche il rischio concreto che dietro l’episodio si nasconda molto di più: doping, corse illegali, stalle abusive, macellazione clandestina, tutto all’interno di un circuito criminale che continua a sfruttare i cavalli come strumenti da gara, e a volte da profitto.
“Questi animali non possono più essere strumenti di guadagno o spettacolo per chi gioca con la loro vita. Non è accettabile morire così, trascinando un calesse, nel cuore della città. Le strade non sono piste, e i cavalli non sono motori.”
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