
Attraverso la “Relazione sui servizi pubblici 2025”, il Cnel ha delineato una fotografia dettagliata dell’intero sistema educativo nazionale. Insieme a pochi miglioramenti emergono elementi di forte crisi e fragilità, che riconfermano la distanza dell’Italia rispetto alla media degli altri paesi europei.
Di seguito quanto emerso dagli studi
Nonostante le diverse risorse messe in campo grazie al PNRR, il passaggio dagli studi al mondo del lavoro continua a rappresentare una delle principali criticità del sistema educativo italiano. Nello specifico, il tasso di occupazione dei laureati a tre anni dal conseguimento del titolo si attesta al 74%, un valore ancora lontano dalla media europea, che raggiunge l’82%.
Insieme a questo dato scoraggiante, sono state messi in luce anche diverse fragilità strutturali legate allo scarso sviluppo dell’orientamento scolastico, che troppo spesso non riesce a guidare gli studenti nelle scelte formative e professionali. A tutto questo, si aggiunge un divario delle competenze con evidenti differenze territoriali. Il Mezzogiorno d’Italia vive ancora una situazione particolarmente critica: l’accesso a opportunità lavorative e formative risulta limitato.
Nonostante ciò, l’intero sistema universitario italiano resta comunque in forte crescita! Secondo i dati raccolti, tra il 2019 e il 2023, il numero di laureati è aumentato del 14,5%, raggiungendo quota 393mila. La maggior parte di loro preferisce conseguire il titolo in discipline economiche, giuridiche e sociali, che da sole raccolgono oltre un terzo del totale. Seguono i corsi STEM (scientifici e tecnologici), che rappresentano il 26,1% dei laureati, con una prevalenza di uomini. In aumento anche i dottorandi, saliti a 41mila nel 2023, con una crescita del 30% in soli due anni, grazie soprattutto ai fondi del PNRR. A questo si registra un boom di iscrizioni alle diverse università telematiche, che dal 2018 hanno triplicato gli iscritti, toccando quota 250mila, pari a circa il 20% del totale.
Tuttavia, i finanziamenti pubblici non tengono il passo: il Fondo di finanziamento ordinario è cresciuto solo del 6,3% in cinque anni, mentre la spesa per l’università resta ferma allo 0,4% del PIL.
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