Categorie: Tecnologia e Social

Prima class action italiana contro i social: l’associazione dei genitori sfida TikTok e Meta

Il ricorso punta a regole più severe, informazione sui rischi e difesa della salute dei giovani

Il Movimento Italiano Genitori (Moige) ha deciso di intraprendere un’azione senza precedenti in Italia: la prima class action collettiva contro TikTok e Meta, depositata presso il Tribunale delle Imprese di Milano. L’obiettivo, come spiegato dal presidente Antonio Affinita, è quello di “fermare pratiche illegali e pericolose” che mettono a rischio la salute psicologica e la sicurezza dei minori. L’associazione sottolinea come, al momento, non esistano tutele concrete per i più giovani che utilizzano i social network, nonostante i numerosi episodi che hanno dimostrato i pericoli legati a un uso incontrollato delle piattaforme digitali.

Le richieste del Moige: verifiche, trasparenza e informazione

Il cuore dell’azione legale si concentra su tre aree principali. La prima riguarda il rispetto delle regole di accesso, con la verifica obbligatoria dell’età degli utenti e il divieto per i minori di 14 anni di utilizzare i social. La seconda mira all’eliminazione dei meccanismi che creano dipendenza, come lo scroll infinito e gli algoritmi che manipolano l’attenzione degli utenti, definiti dalla letteratura scientifica “tecnologia persuasiva”. Infine, viene richiesta una campagna di informazione chiara e diffusa sui rischi legati all’abuso dei social, paragonabile a quelle già esistenti per fumo e gioco d’azzardo. La prima udienza del procedimento è fissata per il 12 febbraio 2026.

Verso una nuova regolamentazione sull’uso dei social e dei cellulari

Questa iniziativa legale si inserisce in un contesto più ampio di dibattito pubblico sull’uso dei social da parte dei giovani. Il pedagogista Daniele Novara ha proposto un blocco dei social fino ai 16 anni, come già avviene in Australia, mentre il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha introdotto il divieto dei cellulari anche nelle scuole superiori, in vigore dal 1° settembre. Secondo i promotori, non si tratta solo di una questione giuridica, ma di una vera e propria battaglia di civiltà, volta a proteggere le nuove generazioni da un’esposizione precoce e potenzialmente dannosa al mondo digitale.

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