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Riforma Maturità 2026, i risultati degli scritti saranno comunicati dopo l’orale: le novità

Riforma Maturità 2026 : risultati scritti comunicati dopo l’orale, prove obbligatorie e focus sull’orientamento. Ecco cosa prevede il nuovo decreto.

Riforma Maturità 2026: Per alcuni è solo un cambio tecnico, per altri è un segnale forte: dal 2026 l’Esame di Stato — che torna ufficialmente a chiamarsi “Esame di Maturità” — non sarà più “a rate” emotive. Non si saprà nulla delle prove scritte prima del colloquio. Un’inversione simbolica e sostanziale. Il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 settembre, su proposta del Ministro Valditara, modifica in modo netto l’ordine con cui gli studenti vivranno la fase conclusiva della scuola superiore.

Basta strategie da calcolatori: si va fino in fondo, e poi si conosce il verdetto. Una risposta diretta alle polemiche dell’ultima sessione, quando alcuni maturandi, dopo aver ricevuto un voto basso agli scritti, hanno deciso di non presentarsi all’orale, sfruttando un vuoto di sistema. Una scelta legittima, certo, ma anche sintomo di un rapporto malato con l’esame stesso, sempre più percepito come ostacolo da dribblare e non come esperienza formativa.

Riforma Maturità 2026: perché il colloquio viene prima?

Il nuovo impianto normativo non lascia spazio a dubbi. L’articolo 18, comma 3 del decreto recita:

“Al fine di garantire una maggiore serenità nello svolgimento del colloquio, evitando il rischio che le valutazioni delle prove scritte condizionino la prestazione del candidato nella fase orale.”

In parole povere: il voto finale sarà rivelato solo dopo che lo studente avrà completato l’intero esame, e non prima. Questo non è solo un cambio di calendario, ma un tentativo di restituire al colloquio la dignità pedagogica e umana che merita. Troppe volte, in passato, l’orale è stato vissuto come formalità o, peggio, come condanna annunciata, influenzata da un voto scritto che tagliava le gambe ancora prima di sedersi davanti alla commissione. Ora l’obiettivo è ribaltare la prospettiva: lo studente dovrà affrontare il colloquio non con la logica del “tanto è andata male”, ma con l’idea di chiudere un percorso, mettere in gioco sé stesso, mostrare maturità. Quella vera, non quella dei punti.

Tutte le novità

Il nuovo decreto non si ferma alla comunicazione dei voti, ma riscrive anche alcune regole strutturali dell’esame. Prima fra tutte, l’obbligo di sostenere tutte le prove previste: scritto, scritto e orale. Nella prova di Maturità 2026, senza il colloquio non si supera l’esame. Punto.

Questo significa che chi rifiuterà di presentarsi, anche con ottimi voti alle prove precedenti, sarà automaticamente bocciato, come avevamo evidenziato nell’articolo antecedente Maturità 2026, addio “Esame di Stato”: tutte le novità in arrivo.

Inoltre, la composizione della commissione cambia: 4 commissari interni (2 per ciascuna delle classi abbinate) e 3 esterni, incluso il presidente. Un mix che cerca di bilanciare valutazione interna e sguardo esterno, per ridurre squilibri e favoritismi. Anche le famigerate prove Invalsi, spesso temute e poco amate, vengono riformulate: non avranno valore ai fini del voto, ma verranno inserite nel curriculum in forma descrittiva, solo dopo l’esame, per aiutare l’orientamento post-diploma. In altre parole, servono a capire dove si è forti e dove si può migliorare, non a penalizzare o etichettare. Una visione più moderna e utile di quello che dovrebbe essere un sistema valutativo: strumento, non sentenza.

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