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Festa di Sant’Agata, firmato il protocollo per la candidatura all’Unesco

Firmato il protocollo d’intesa per la candidatura della celebrazione più amata dai catanesi alla lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Fede, storia e identità in un progetto che unisce istituzioni, Chiesa e cittadini.

La Sicilia guarda al futuro attraverso le radici profonde della sua storia e della sua fede. A Catania, nel cuore pulsante della città, al Palazzo degli Elefanti, è stato siglato un protocollo d’intesa che apre ufficialmente il percorso verso la candidatura della Festa di Sant’Agata alla Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Un passo solenne, simbolico e strategico, che punta a valorizzare una delle celebrazioni religiose e popolari più sentite d’Italia, trasformandola in una vetrina internazionale del patrimonio culturale Siciliano.

Una firma che guarda lontano

Nel cuore della Sala Giunta del Comune, si sono ritrovati i rappresentanti delle istituzioni più autorevoli della città: il sindaco Enrico Trantino, l’arcivescovo Luigi Renna, il rettore dell’Università di Catania Francesco Priolo, il presidente del Comitato per la Festa di Sant’Agata Carmelo Grasso, insieme a figure del clero, della cultura e dell’informazione.

Un’alleanza trasversale, istituzionale e culturale, che testimonia quanto la candidatura non sia solo un’ambizione formale, ma un progetto di identità collettiva, di memoria viva e di visione condivisa.

Sant’Agata, simbolo di fede e appartenenza

“Il valore della proposta va oltre il riconoscimento in sé – ha dichiarato il sindaco Trantino –. Sant’Agata è già patrimonio della nostra città, ma farla diventare patrimonio del mondo è un atto di giustizia verso una tradizione che incarna unità, fede e partecipazione popolare. Troppe volte la nostra società è frammentata: Sant’Agata può diventare un collante identitario per tutto l’anno, non solo per i giorni della Festa”.

Ed è proprio questo il cuore del progetto: trasformare la devozione religiosa in valore universale, riconoscendo nella Festa non solo un evento di culto, ma una pratica sociale, storica e culturale di straordinario impatto. Ogni anno, tra il 3 e il 5 febbraio, e poi ancora il 17 agosto, Catania si trasforma: centinaia di migliaia di persone, fedeli, turisti, curiosi, si riversano nelle strade, dando vita a uno degli spettacoli più intensi del Mediterraneo.

Un patrimonio immateriale che pulsa di umanità

“La parola “immateriale” – ha spiegato l’arcivescovo Luigi Rennanon sminuisce il valore della Festa, lo amplifica. Non parliamo di monumenti, ma di qualcosa di ancora più prezioso: la fede viva del popolo, l’incontro tra le persone, il cammino che si fa insieme. È questo che rende Sant’Agata un patrimonio universale”.

Una riflessione condivisa anche dal rettore Francesco Priolo, che ha posto l’accento sul ruolo che l’Università intende giocare nel progetto: “la Festa di Sant’Agata è un laboratorio culturale a cielo aperto. Gli studi condotti negli anni ne rivelano la complessità: simboli, riti, gesti, costumi, musiche, tradizioni orali e forme di espressione collettiva. Un evento interdisciplinare, che unisce religione, antropologia, urbanistica e sociologia”.

Un cammino condiviso verso l’Unesco

Alla cerimonia è intervenuto anche, in collegamento da remoto, il professor Pier Luigi Petrillo, direttore della Cattedra Unesco in Patrimonio culturale immateriale dell’Università Unitelma Sapienza: “il riconoscimento dell’Unesco sarebbe senza dubbio un traguardo importante, ma è il percorso partecipativo che conta davvero. È lì che si rafforza la consapevolezza della comunità e si costruisce la vera tutela del patrimonio”.

Il protocollo siglato prevede la creazione di un Comitato promotore che lavorerà alla redazione del dossier di candidatura, secondo i criteri indicati dall’Unesco, per poi sottoporre la proposta al Ministero della Cultura. Ogni anno, infatti, l’Italia può presentare una sola candidatura immateriale all’Unesco, scelta tra le proposte provenienti da tutto il territorio nazionale. Una selezione severa, ma non impossibile.

Il percorso è appena iniziato, ma per diventare realtà ha bisogno del sostegno della cittadinanza. Partecipare, informarsi, condividere la storia della Festa, contribuire con idee e ricordi: tutto ciò sarà fondamentale per costruire un dossier che non sia solo tecnico, ma anche profondamente umano.

Come ha ricordato l’arcivescovo Renna: “il patrimonio immateriale è un dono. E come tutti i doni, va custodito con cura, ma anche trasmesso con amore alle generazioni future”.

Un’eredità che parla al mondo

Catania, dunque, si prepara a raccontare al mondo una storia che non è fatta solo di riti religiosi, ma di persone, emozioni, tradizione e rinascita. La Festa di Sant’Agata, nata nel III secolo d.C. dal culto della giovane martire cristiana, è diventata nei secoli una manifestazione collettiva di resistenza e speranza, simbolo di una città che sa rialzarsi dopo ogni crisi, ogni eruzione, ogni terremoto. Come evidenziato nell’articolo Le ‘Ntuppatedde di Sant’Agata: ombre velate, cuori ribelli.

Il progetto, inoltre, si inserisce in un contesto territoriale ricco e già celebrato dall’Unesco: sette beni materiali (tra cui il Val di Noto e l’Etna), quattro beni immateriali (come l’Opera dei Pupi e la Dieta Mediterranea) e due geoparchi. La Festa di Sant’Agata, con il suo legame indissolubile con la città, l’Etna e le sue chiese barocche, è perfettamente integrata in questo mosaico di eccellenze culturali e naturali.

Un’occasione storica per Catania

La firma del protocollo non è solo una formalità: è una dichiarazione d’amore verso la propria identità, un gesto collettivo che riconosce nella Festa di Sant’Agata non solo una celebrazione, ma una narrazione vivente del popolo catanese.

 È la promessa di proteggere un’eredità viva, di custodire con cura una tradizione che non si limita a ripetersi, ma si rinnova ogni anno con la stessa emozione.

Sant’Agata è molto più di una ricorrenza: è una forza collettiva che attraversa le generazioni, unisce quartieri, crea ponti tra chi crede e chi partecipa per amore della propria terra. È memoria storica, ma anche contemporaneità vissuta; è devozione religiosa e allo stesso tempo spettacolo civico, arte popolare, emozione condivisa. È il volto di una città che, attraverso il fuoco dei ceri, le grida dei devoti, le note della banda e i fiori lanciati dal cielo, racconta se stessa al mondo.

Nel fuoco sacro che accende Catania ogni anno c’è qualcosa di universale: la speranza. Speranza che la cultura possa unire, che la tradizione possa ispirare, che la fede possa guidare. E se l’Unesco deciderà di accogliere Sant’Agata tra i patrimoni del mondo, non sarà solo un riconoscimento: sarà un segnale che le emozioni vere, radicate e condivise sono ancora oggi il bene più prezioso che possiamo offrire al pianeta.

In un tempo in cui le tradizioni rischiano di perdersi nel rumore della modernità, candidare la Festa a patrimonio Unesco significa riconoscere che le nostre radici non sono zavorra, ma ali. E Catania, con Sant’Agata nel cuore, è pronta a spiccare il volo.

Catania, con la sua Santa, è pronta. Ora tocca al mondo riconoscerlo.

 

 

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