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Crollo al lungomare di Catania, Trantino: “Dobbiamo capire cosa fare”

A Catania, dopo le intense piogge dei giorni scorsi, l'intera piazza Tricolore. Il sindaco Trantino sottolinea che ora è necessario capire come intervenire.

La gigantesca voragine che si è aperta in Piazza del Tricolore, sul lungomare di Catania, ha suscitato forte preoccupazione tra cittadini e turisti. Tuttavia, non si tratta di un fenomeno del tutto imprevedibile. Già una decina di anni fa, quando la zona ospitava un camion dei panini, si era manifestato un primo principio di cedimento del manto stradale, che aveva spinto i tecnici comunali a interdire l’accesso. Le transenne posizionate inizialmente erano poi state sostituite da strutture più robuste per prevenire ulteriori rischi.

Il crollo dell’intera piazza

Il crollo avvenuto ieri, dopo le violente mareggiate che hanno investito la costa catanese e il piccolo incidente nel porticciolo di San Giovanni Li Cuti, rappresenta, dunque, un evento naturale che non ha sorpreso più di tanto, nemmeno il sindaco Enrico Trantino. Sebbene la causa esatta del cedimento debba essere ancora chiarita, è molto probabile che le abbondanti piogge di venerdì scorso abbiano influito negativamente sulla solidità dell’asfalto, indebolendo la struttura già compromessa dalle mareggiate dei giorni precedenti. Ora, la priorità è capire come affrontare questa nuova sfida, determinando le azioni necessarie per ripristinare la sicurezza e prevenire futuri danni.

Le parole del sindaco Trantino

Attraverso i suoi social in sindaco di Catania ha dichiarato: “la natura si è ripresa il suo spazio. Adesso dobbiamo capire cosa potere fare e come. Penso sarebbe un errore ripristinare la situazione di prima. La soluzione proposta da autorevoli geologi prevede la rinaturalizzazione del tratto interessato dai dissesti, riconsegnandolo alla naturale evoluzione della falesia lavica. Naturalmente ha un costo importante e non rientra tra gli interventi finora programmati. Per adesso metteremo in sicurezza l’intera area e verificheremo se esistono pericoli per l’ulteriore piattaforma realizzata negli anni ’60. I tuttologi credono che ogni cosa possa essere aggiustata in un giorno e che quel che accade è colpa sempre di chi amministra. Le persone di buon senso studiano i fenomeni, sapendo che molti errori del passato non si possono riparare, e cercano di capire come affrontare le tante fragilità del territorio”.

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