
Il nostro amato vulcano Etna è maschio o femmina? Finalmente si cerca di dare una riposta ad uno dei quesiti più dibattuti. D’altronde si tratta di una dei quesiti più gettonate tra i linguisti, i siciliani e soprattutto trai catanesi.
L’unica cosa certa è che per i siciliani, e in particolare per gli abitanti di Catania, la risposta è chiara: l’Etna è femmina, conosciuta con affetto come “a Muntagna”.
L’Etna, l’imponente vulcano della Sicilia Orientale, si pone a metà strada tra il maschile e il femminile. Senza ombra di dubbio è un vulcano, quindi appratente al genere maschile. Ma qualunque siciliano e qualunque catanese vi risponderanno “è femmina, è a muntagna”. Non si parla solo di grammatica, ma di tradizioni secolari e di un profondo legame con il territorio.
Per i catanesi, l’Etna è una presenza quasi materna. Proprio per questo molte volte viene con affetto denominata anche “mamma Etna”: un epiteto che racchiude rispetto e timore, una forza capace di distruggere ma anche di dare vita. È infatti una montagna che nutre costantemente la terra con la sua lava e instancabilmente crea fertilità attorno a sé. La terra lavica, che l’Etna produce, è una benedizione per le vigne e i frutteti, e proprio a questo si deve la fama dei vini locali: vini etnei unici al mondo.
La sua potenza e la sua imponenza ricorda una madre che protegge e che si adira. Che guarda dall’alto il suo popolo, proteggendolo e ammonendolo.
A darci una risposta Enzo Caffarelli: “il nome d’origine greca del più alto vulcano attivo d’Europa non presenta un genere sicuro. Il nome di origine araba con cui fu individuato nel Medioevo, Mongibello, era maschile, per il primo elemento formante, mons abbinato alla voce araba gebel ‘monte’ ancora una volta. Si trattava, di un classico esempio di tautologia toponimica (oronimica), addirittura duplice nell’espressione “il monte Mongibello”. Ma da secoli, poi, nel dialetto e nelle tradizioni popolari della Sicilia orientale, l’Etna è “A Muntagna” per antonomasia, dunque femminile.”
Il linguista Careffi spiega come il legame con il genere femminile è rafforzato anche dalla ” –a” finale del nome. D’altronde le parole dell’italiano terminanti in ” -a” risultano femminili in rapporto di quasi 9 a 1. A sostenere la tesi Salvatore Claudio Sgroi, che nel suo scritto “Per una grammatica laica” ha dimostrato come l’86,8% dei nomi uscenti in -a presenti nel Dizionario della lingua italiana di Tullio De Mauro sia femminile.
Careffi parlando della tradizione catanese, spiega: “ma per i siciliani, i catanesi in particolare, il vulcano resta A Muntagna, presente nella fraseologia e nel titolo di Mamma Etna. Ciò significa che maschile e femminile per Etna sono sostanzialmente equivalenti nella lingua italiana e possono essere lasciati alla scelta (o al condizionamento, all’abitudine) del parlante senza necessità di rigide indicazioni normative.”
Ebbene alla fine si evince che non esiste una risposta sbagliata. Entrambe le forme, sia maschile che femminile, sono corrette ed entrambe riflettono una ricca storia sia linguistica che culturale.
Maschio o femmina? Dipende da chi le parla, ma alla fine, forse non importa davvero. L’Etna è semplicemente l’Etna!
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