
La creazione di una filiera nazionale per l’eolico offshore galleggiante potrebbe rappresentare una svolta per l’Italia, con un potenziale economico e occupazionale enorme. Secondo alcune ricerche, tra il 2030 e il 2050 questo settore potrebbe generare un valore aggiunto cumulato di 57 miliardi di euro e creare circa 27.000 nuovi posti di lavoro. Si tratta di un’opportunità unica per la crescita industriale e occupazionale del Paese, soprattutto in termini di produzione, assemblaggio, progettazione e manutenzione di queste innovative infrastrutture.
Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha recentemente sottolineato l’importanza dell’eolico offshore per l’Italia durante un intervento a Palermo. «È una sfida che noi dobbiamo portare avanti», ha affermato il ministro, indicando la necessità di sfruttare le grandi aree marine a largo per installare parchi eolici. Il piano prevede anche l’attrezzamento di due porti per sostenere lo sviluppo di questa industria, con uno di questi che potrebbe sorgere in Sicilia.
L’obiettivo del governo è quello di raggiungere l’autosufficienza energetica, difficile da ottenere con il solo fotovoltaico terrestre. Attualmente, le richieste di installazione per l’eolico offshore in Italia ammontano già a quasi 100 gigawatt, ma il numero è in costante crescita.
L’Italia si posiziona come terzo mercato mondiale per lo sviluppo di eolico offshore galleggiante, secondo il Global Wind Energy Council, con un potenziale stimato di 207,3 GW, distribuito soprattutto tra Sardegna, Sicilia e Puglia.
Un esempio concreto di questo sviluppo è il progetto 7SeasMed, che ha recentemente ottenuto l’approvazione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Il parco eolico galleggiante, realizzato da GreenIT in collaborazione con Copenhagen Infrastructure Partners, avrà una capacità di 250 MW e sorgerà a circa 35 km dalla costa di Marsala, in Sicilia, segnando un importante passo avanti per l’energia rinnovabile italiana.
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