
Attualmente si parla molto del potenziale riutilizzo della cenere vulcanica, e due ricercatrici dell’Università di Catania, Alessia Marzo e Delia Ventura, stanno sviluppando un progetto innovativo che mira a impiegarla nei sistemi di fitodepurazione per renderli più efficaci e sostenibili.
Questo lavoro è coordinato dal professor Giuseppe Cirelli, del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, in collaborazione con i docenti Germana Barone e Paolo Mazzoleni e il ricercatore Claudio Finocchiaro, del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali. Il progetto fa parte dell’iniziativa Agritech, finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del programma Next-Generation EU.
Uno degli scopi principali di Agritech è identificare substrati a basso costo, preferibilmente derivati da processi produttivi e cicli di recupero, che offrano elevate capacità di trattamento. Questo obiettivo mira a ridurre l’impatto ambientale dei sistemi di fitodepurazione e a migliorare la loro sostenibilità, anche dal punto di vista economico.
Nei laboratori del Di3A, si stanno attualmente studiando materiali filtranti innovativi, tra cui i depositi piroclastici dell’Etna, da utilizzare come substrato per i sistemi di fitodepurazione dedicati al trattamento delle acque reflue urbane. Questi sistemi, chiamati anche “aree umide artificiali” o constructed wetlands, riproducono i processi naturali di depurazione tipici delle zone umide, sfruttando la sinergia tra suolo, piante e microrganismi per purificare l’acqua.
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