Ministro Valditara e il ddl di riforma dell'istruzione: "Niente più scuola, i ragazzi devono essere addestrati al lavoro"

La riforma dell’istruzione tecnica professionale proposta dal ministro Valditara è stata approvata alla Camera.
Il termine “addestramento” utilizzato nella legge ha sollevato svariate polemiche. Il ministro dell’Istruzione si è presentato ieri mattina alla Camera con la Treccani in mano e ha letto in Aula una parte della definizione: «Alla voce ‘addestramento’ parla di istruire, preparare, impratichire. La parola è corretta e mi dispiace ci sia un fraintendimento».
«Non serve la Treccani, non è questione di dibattito linguistico. La parola addestramento sta bene lì perché quello è l’obiettivo», afferma Nicola Fratoianni di Avs. E gli esponenti 5s: «D’accordo con Valditara, è proprio quella l’intenzione del governo: ammaestrare all’obbedienza come cavie da laboratorio».
La riforma introduce il modello 4+2: quattro anni di scuola superiore seguiti da due anni di formazione specialistica negli ITS, con un aumento delle ore di alternanza scuola-lavoro. La misura è criticata per il rischio di creare un sistema classista, destinando i figli delle famiglie meno abbienti a lavori manuali e aumentando l’influenza delle imprese private nell’istruzione.
La segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, denuncia che la riforma crea percorsi di serie B per le classi sociali svantaggiate e avvia la privatizzazione e regionalizzazione dell’istruzione tecnica e professionale. Il centrosinistra promette battaglia contro i “Licei professionalizzanti” proposti dalla Lega.
Nel frattempo, la ministra Bernini ha minimizzato i tagli al Fondo di finanziamento ordinario per l’università, attribuendo la responsabilità ai rettori. Tuttavia, la sua risposta è stata criticata dal Pd.
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