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Catania, la Tricora romana ricoperta dall’asfalto: la denuncia di Legambiente

Senza preavviso ai residenti o alle associazioni di cittadinanza, sono stati deliberati e avviati i lavori per ricoprire la Tricora Romana.

La zona interessata sarebbe Via Santa Barbara, una piccola via del centro di fronte agli Ex locali Manifattura Tabacchi in via Garibaldi.

Normalmente sarebbe una buona notizia, se non fosse che Via Santa Barbara custodisca nel sottosuolo una Tricora di epoca romana (databile tra il secondo e il quarto secolo dopo Cristo). Patrimonio Archeologico inestimabile.

Legambiente Catania si sta impegnando a difendere il patrimonio archeologico.

Eppure qualche anno fa la nostra associazione insieme alla associazione AcqueDotte ed ad altre che hanno a cuore il destino del patrimonio storico e culturale della città, ha organizzato una giornata dedicata proprio alla Tricora Romana, per la sua riscoperta e valorizzazione. Ed a spese delle associazioni è stata realizzato un dipinto che ne ricalca il profilo sul suolo ed apposta una targa con spiegazioni e fotografie a beneficio di turisti e visitatori del luogoSpiega legambiente in una nota.

Si sarebbe aspettata una reazione positiva da parte dell’amministrazione comunale, con un progetto che mettesse in evidenza la Tricora, magari con una ringhiera, come è stato fatto, ad esempio, con le rovine di epoca medievale (forse anche meno preziose) trovate in piazza Cardinale Pappalardo grazie ai lavori di rifacimento della piazza. Oppure con un pavimento trasparente, come si fa in molte città del mondo. E invece nulla di questo è accaduto. Con la copertura della Tricora romana si sta sta cancellando per sempre sta cancellando per sempre.

La copertura della Tricora stride con i progetti del sindaco Enrico Trantino, di voler riportare in auge un turismo culturale di qualità. La situazione diventa assurda quando proprio in questo periodo si stanno valorizzando diverse aree della città come i quartieri di piazza Mazzini e di piazza Federico di Svevia.

Legambiente si appella alla Soprintendenza di Catania, al direttore del Parco Archeologico e al Sindaco e vicesindaco della città, affinché l’operazione non sia l’inizio di una stagione di politiche di gestione della città a scapito dei beni culturali.

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