È l'ennesimo naufragio di migranti quello avvenuto nella serata di sabato. Diversi dispersi e due cadaveri, tra cui un bambino di 18 mesi.

57 superstiti, 33 dispersi e due cadaveri recuperati: sono questi i numeri e gli aggettivi lasciati dall’ennesimo tentativo di traversata da parte di alcuni migranti, partiti da Sfax, a bordo di due barchini che sono naufragati a sud di Lampedusa. La Procura di Agrigento ha aperto un’indagine sul fatto, ma nel frattempo di seguito i dettagli.
I cadaveri ad essere stati ritrovati sono quelli di una donna, il cui marito è già ospite dell’hotspot dell’Isola, e di un bambino di appena un anno e mezzo che, trasportato nella camera mortuaria del cimitero di Cala Pisana, dovrà essere riconosciuto dalla madre, la giovane Miriam.
Miriam, 23 anni, della Costa d’Avorio, ha raccontato in lacrime ai mediatori culturali e alla squadra mobile della Questura di Agrigento quel che è accaduto dopo l’inabissarsi dei barchini: la ragazza ha continuato a tenere in braccio suo figlio, mentre nuotava nel mare agitato. Quando però non ce l’ha fatta più, per la stanchezza e il freddo, Miriam ha affidato il bambino ad un suo connazionale fino all’arrivo delle motovedette della Guardia Costiera, che hanno poi tratto in salvo i superstiti al naufragio.
Dopo aver raggiunto Lampedusa, Miriam pensava che il suo bambino ed il connazionale fossero stati trasportati i un’altra struttura o in un ospedale ma, qualche ora dopo, per lei è arrivata la notizia che nessuna madre vorrebbe mai ricevere: il suo piccolo era morto. Al momento di essere stati tratti in salvo dalle motovedette, l’uomo teneva ancora in braccio il piccolo, il quale, però, era oramai senza più vita.
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