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Sicilia tra le prime regioni per tasso di natalità e fecondità: i dati del Ministero

Secondo i dati elaborati dal Ministero della Salute, nel 2021 la Sicilia è stata tra le regioni italiane che hanno fatto riscontrare un tasso di natalità più alto e un maggior livello di fecondità delle donne.

Ancora record per la Sicilia in materia di nuove nascite: questo è quanto è emerso secondo il Ministero della Salute, che ha elaborato i dati relativi al 2021 per quanto riguarda il Certificato di Assistenza al Parto (Cedap) in 364 punti nascita. Infatti, secondo i dati rilevati, la Sicilia sarebbe tra le prime regioni italiane per tasso di natalità e per la fecondità delle donne residenti nell’Isola.

La situazione in Sicilia

Nello specifico, per quanto riguarda il tasso di natalità, la Sicilia è insieme a due altre regioni del Sud, rispettivamente Campania e Calabria, tra le regioni che hanno ottenuto valori superiori alla media nazionale. Al contrario, le regioni del Centro riportano tutte valori inferiori al livello medio italiano (6,8 nati per 1000 donne in età fertile) che si trova compreso tra il 5,2 in Sardegna e il 9,7 per la Provincia Autonoma di Bolzano.

Come anticipato si riscontra la stessa tendenza in merito alla fecondità delle donne per quanto riguarda la Sicilia che, insieme alla Campania e alle province autonome di Trento e Bolzano ha ottenuto i valori più alti. Tuttavia, a livello nazionale si registra una lieve diminuzione della fecondità, che è passata da 1,46 (numero medio di figli per donna) del 2010 al valore di 1,25 per il 2021. Tra le regioni con tassi registrati più bassi per il 2021 si trovano il Molise e, ancora una volta, la Sardegna.

I dati nazionali

Per quanto riguarda gli altri dati analizzati a livello nazionale, si riscontra una diminuzione del ricorso al taglio cesareo per i parti, il quale sembra comunque essere stato preferito nella maggior parte delle nascite. Inoltre, l’età media delle partorienti italiane è di 33 anni e, nei casi di parti naturali, solo il 4,6% dei papà non assiste al momento della nascita. In aggiunta, sono 2,9 su 100 le gravidanze in cui si è fatto ricorso alla fecondazione assistita, e la maggioranza delle neo-mamme (88%) preferisce rivolgersi a strutture pubbliche per il parto.

Per l’anno 2021 si è registrato un numero di parti di madri di cittadinanza non italiana pari al 19,9%, con maggiore incidenza al Centro-Nord. Infatti, in quest’area d’Italia, il 26% dei nuovi nati è dovuto a parti di madri non italiane, ma si va oltre il 30% in regioni come Emilia Romagna, Liguria e Marche. Le neo-mamme non italiane sono per lo più originarie dell’Africa (28,0%) e dell’Unione Europea (21,4%), mentre le donne originarie dell’Asia e del Sud Americana sono rispettivamente il 19,0% ed l’8,7% delle mamme straniere.

Infine, si registra un alto tasso di neo-mamme lavoratrici, che supera la metà del totale: infatti, si tratta del 57,7% alle quali si aggiunge il 25,8% composto da casalinghe, a fronte del 16,5% di neo-mamme in cerca di occupazione.

Tasso di mortalità infantile

In merito al tasso di mortalità infantile, che calcola il livello di mortalità nel primo anno di vita, nell’ultimo decennio si è registrata una progressiva diminuzione in tutta Italia, anche se si fanno sentire le differenze territoriali. Per il 70%, la mortalità infantile riguarda neonati deceduti entro il primo mese di vita, soprattutto in seguito a difficoltà in gravidanza, durante il parto o a malformazioni congenite del neonato.

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