L'Autorità nazionale Anticorruzione ha stilato una classifica delle province a maggior rischio corruzione: ai primi posti anche Catania.

L’Autorità nazionale Anticorruzione ha stilato una classifica per quantificare, in modo oggettivo, la situazione della corruzione nel territorio italiano, abbandonando per la prima volta la logica della percezione soggettiva che ha da sempre caratterizzato le tradizionali classifiche in materia.
Il progetto rientra tra le iniziative per il miglioramento dell’efficacia della lotta contro la corruzione ed è stato finanziato dal Programma Operativo Nazionale “Governance e Capacità istituzionale 2014-2020“, con l’Anac a svolgere un ruolo centrale di coordinamento.
L’ente si è basato su quattro parametri principali: livelli di istruzione, benessere economico, capitale sociale e criminalità su base provinciale e ha poi generato un unico valore, chiamato Indice composito di contesto.
L’Anac, inoltre, ha individuato 17 indicatori sugli appalti, incentrati sulla banca dati nazionale dei contratti pubblici, e 5 indicatori relativi ai comuni sopra i 15.000 abitanti. Sono stati presi in esame i dati su criminalità, istruzione, capitale sociale, economia del territorio, scioglimento per mafia, reddito pro-capite e ricorso frequente alla suddivisione dei contratti.
Le province che si trovano nelle posizioni peggiori appartengono tutte del Sud Italia. La Sicilia, tuttavia, detiene un triste primato: ben 6 delle province facenti parte della “Top ten” sono siciliane.
In cima alla classifica si trova Enna, davanti a Crotone e Palermo, mentre Catania si piazza al settimo posto. Da quanto emerge dai dati, inoltre, fenomeni di corruzione si trovano anche a Caltanissetta, Agrigento, Reggio Calabria, Caserta, Napoli e Siracusa.
Milano, invece, guida la classifica delle province “virtuose”, seguita da Bologna, Modena, Ancona, Belluno, Trento, Parma, Monza-Brianza, Lecco e Padova.
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