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Calo immatricolazioni, Messa: “Bisogna lavorare sull’utilità delle lauree e sui salari”

La ministra dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa si è espressa riguardo il forte calo di immatricolazioni alle università e il rapporto istruzione-lavoro: le dichiarazioni.

In Italia, il “NEET”, dato che indica il numero di ragazze e ragazzi di età compresa fra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano e non sono, quindi, inseriti in nessun settore, rappresenta un fenomeno preoccupante e in forte crescita che si aggira intorno ai due milioni di giovani.

Infatti, molti, risultano sprovvisti di competenze adeguate per interfacciarsi col mondo del lavoro e rispetto al 2021 si è registrato, inoltre, un calo delle immatricolazioni presso gli atenei italiani.

A tal proposito, recentemente, è intervenuta la ministra dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa la quale, a fronte dell’aumento dei non iscritti, ha dichiarato che “è sicuramente un qualcosa da non sottovalutare, un trend che va invertito. Dobbiamo dare forte e chiaro il messaggio di quanto è utile avere una laurea e per i nostri giovani di avere un maggiore numero di laureati nelle varie discipline per riuscire a migliorare l’accesso e l’attrattività che sono due fattori che incidono”. 

Secondo la ministra, dunque, bisogna incentivare il richiamo dei giovani, proponendo corsi di studio nuovi e variegati. “C’è da lavorare sui giovani per fare in modo che sia l’università, sia altri corsi post lauream, diano la possibilità ai giovani delle opportunità di diventare parte attiva della nostra società – continua -. I giovani devono essere attratti. Non è solo una questione di diritto all’accesso. Unofferta formativa variegata con un tutoraggio forte, credo che possa essere un buon modo per aumentare il numero di immatricolati. Dal punto di vista geografico è difficile dire: è a macchia di leopardo. Di sicuro, quello che dobbiamo valutare oggi è come prepararci al calo demografico”.

Il calo delle iscrizioni alle università è diffuso in tutto il Paese, anche se con maggiore influenza nel sud. La Sicilia è al primo posto fra le regioni del meridione con una percentuale che ammonta al 30%.

La ministra ha anche dichiarato che è comunque emerso un forte interesse nei giovani per il ramo medico e a riguardo ha aggiunto “bisogna lavorare sulle professioni sanitarie e sui salari. Perché un altro aspetto che può attrarre di più gli studenti, è che ci sia un legame tra università e mondo del lavoro positivo”.

Un ultimo appello, infine, per quanto concerne il divario di genere nella condizione occupazionale: c’è ancora una differenza salariale enorme, quasi del 20%. Su questo stiamo lavorando per ridurre questo gap salariale e anche per valorizzare le donne al pari degli uomini, perché ancora siamo distanti.”

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