Uno studio americano mostra la presenza di microplastiche all'interno di organi e tessuti umani: è la prima ricerca a dimostrarlo.

Desta molta preoccupazione la presenza di microplastiche all’interno di organi e tessuti umani, come si evince dagli studi riportati dal congresso annuale ( in videoconferenza) dell’American Chemical Society.
Da anni ormai, si cerca di presentare il problema dell’inquinamento globale: “La plastica ha contaminato l’ambiente in qualunque punto del globo e in pochi decenni siamo passati dal considerarla un grande vantaggio a vederla come una vera minaccia” afferma Charles Rolsky che ha presentato i lavori.
Uno studio americano ha studiato campioni di tessuti ed organi umani con lo scopo di rimuovere ed analizzare le microplastiche presenti all’interno. Di seguito i dettagli della ricerca.
I membri del team hanno sviluppato un metodo per estrarre le microplastiche dai tessuti analizzati, utilizzando la tecnica spettroscopica Raman.
In modo particolare, hanno analizzato 47 campioni provenienti da milza e reni, polmoni e fegato, organi esposti a trattenere microplastiche.
Gli studiosi hanno creato ad hoc un programma che traduce le informazioni sulla quantità di particelle di plastica in unità di massa e superficie, con lo scopo di condividere il lavoro con altri ricercatori e ricevere risultati da confrontare.
Dallo studio si emerge la presenza di diversi componenti plastici nei tessuti umani, come policarbonato (PC), polietilene tereftalato (PET) e polietilene (PE). In modo particolare, il Bisfenolo A (BPA) si trova in tutti i 47 campioni analizzati. Si tratta del primo studio ad aver rintracciato la presenza di microplastiche in organi e tessuti umani.
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