Sclerosi multipla, nuovi orizzonti per la cura dall’Università di Catania

I ricercatori catanesi, in collaborazione con l'Università di Ferrara, continuano gli studi per sconfiggere la malattia che colpisce tre milioni di persone nel mondo

Sono state effettuate nuove ricerche da parte degli studiosi  dell’ateneo di Catania in collaborazione con Ferrara per quanto riguarda l’angioplastica, terapia da somministrare agli ammalati di sclerosi multipla. Infatti, la ricercatrice dell’Università di Catania Alessia Giaquinta ha ideato il cosiddetto “Giaquinta grading system” che valuta, utilizzando una metodologia rigorosa e in “doppio cieco” delle flebografie dei pazienti, le due categorie dei favorevoli e degli sfavorevoli al trattamento.

Infatti l’angiografia dilatativa delle vene giugulari, in base agli studi effettuati dalla stessa dottoressa nel progetto del 2018 “Brave Dreams” non funzionerebbe con tutti i soggetti affetti dalla malattia. Anzi “È una tecnica sicura ma largamente inefficace– affermava la Giaquinta nel precedente studio –pertanto tale trattamento (procedura) non può essere raccomandato ai pazienti con sclerosi multipla”.  

Invece, le nuove ricerche hanno dimostrato che i pazienti catalogati come “favorevoli” hanno presentato un carico lesionale cerebrale significativamente più basso rispetto ai pazienti “sfavorevoli”, dimostrando per la prima volta una connessione tra migliorato flusso venoso dal cervello verso il cuore e la diminuzione di nuove lesioni cerebrali ad un anno dall’ intervento di angioplastica. La conferma di tutto ciò proviene anche dal prof. Paolo Zamboni, ordinario di Chirurgia vascolare dell’Università di Ferrara,  che ha presentato al 46° Veith Symposium, congresso mondiale di Chirurgia vascolare annuale di New York, i dati relativi alla seconda fase dello studio “Brave Dreams” che dimostrano come l’angioplastica delle vene giugulari, sebbene non rappresenti la panacea per tutti i pazienti affetti da sclerosi multipla, quando è utilizzata con una precisa e favorevole indicazione risulta efficace e la possibilità di rimanere liberi da nuove lesioni cerebrali risulta significativamente aumentata.

Dunque, se già la seconda fase del precedente progetto aveva smentito le considerazioni iniziali, la proposta della dottoressa Giaquinta, che si pone sulla stessa linea, riveste una grande importanza per quanto riguarda la ricerca sulla cura della sclerosi multipla.

“Per la prima volta – afferma il prof. Veroux, responsabile Unità operativa complessa di Chirurgia Vascolare del Policlinico di Catania – siamo riusciti ad individuare in quali pazienti l’angioplastica dilatativa riesce a migliorare in maniera significativa il flusso venoso dal cervello verso il cuore, che rappresenta il presupposto indispensabile per migliorare la perfusione cerebrale e permettere un risultato clinico significativo. Adesso – aggiunge il medico – l’obiettivo è instaurare un approccio e una collaborazione interdisciplinare, similmente come accade per altre devastanti patologie quali l’Ictus ischemico o il diabete, al fine di fronteggiare una malattia così debilitante che colpisce tanti nostri giovani pazienti”.

 

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