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Taormina, in vendita dolci ”mafiosi”: scoppia la polemica

''Mafiosi al pistacchio'', ''Cosa nostra alle mandorle''. Sono alcune delle prelibatezze che si possono acquistare in una nota pasticceria del centro di Taormina.

Tra i prodotti più popolari di una nota pasticceria della Perla dello Jonio, si trovano le prelibatezze ”Mafiosi al pistacchio” e  ”Cosa nostra alle mandorle”, dolci in pasta di pistacchio ricoperti di mandorle i primi e tipici dolcini siciliani i secondi.

A segnalarlo è stato un gruppo di studenti di Palermo, che nel corso di una passeggiata per il centro storico del piccolo borgo, ha notato il controverso nome attribuito ai pasticcini.

La segnalazione ha suscitato reazione molto varie: se da un lato c’è chi condanna il gesto, giudicandolo una glorificazione irresponsabile dell’organizzazione che è stata, e continua ad essere anche oggi, una grande piaga della nostra società, dall’altro c’è chi giustifica e comprende le buone intenzioni della pasticceria, che  semplicemente cavalca l’onda del successo di cui gode il brand ”Mafia”.

Arriva anche la risposta del sindaco di Taormina Mario Bolognari, il quale ha affermato di aver intenzione di contattare il commerciante affinché cambi nome ai pasticcini, nell’ottica di azioni finalizzate al contrastare la popolarità dei prodotti legati alla cultura mafiosa nel comune.

Il caso è infatti lungi dall’ essere un evento isolato: come sottolinea anche Coldiretti, che lancia un vero è proprio allarme ”mafia style”, il marketing legato all’immaginario mafioso è ormai radicato e molto proficuo. Questo contribuisce alla perpetuazione nell’immaginario collettivo dell’equazione Sicilia-mafia, non solo in territorio italiano, ma sopratutto all’estero. 

“In tutto il mondo – fa notare la Coldiretti – si trovano locali intitolati a “Cosa Nostra” dal Messico a Sharm El Sheik, dal Minnesota alla Macedonia, mentre a Phuket in Thailandia c’è addirittura un servizio take-away. Nei diversi continenti ci sono anche i locali “Ai Mafiosi”, “Bella Mafia” e “Mafia Pizza”, oltre al caso eclatante della catena di ristoranti spagnoli “La Mafia” (“La Mafia se sienta a la mesa”) che fa mangiare i clienti sotto i murales dei gangsters più sanguinari da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, fino ad Al Capone”.