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Popolazione italiana in calo: raggiunto nuovo minimo storico delle nascite

raggiunto nuovo minimo storico delle nascite in Italia. Cala la popolazione: diminuiscono sia la natalità che la mortalità. Tutti i dati demografici Istat.

Stando agli ultimi dati Istat, la popolazione italiana è in calo per il quarto anno consecutivo: gli stranieri aumentano, le nascite e i decessi diminuiscono. Nel 2018  si registrano 60 milioni 391mila abitanti, oltre 90mila in meno rispetto all’anno precedente. Scendono i cittadini italiani (55 milioni 157mila unità), mentre aumentano gli stranieri residenti a 5 milioni 234mila, circa l’8,7% della popolazione.

Per quanto riguarda le nascite, nel 2018 ce ne sono state 449mila, ossia 9mila in meno del 2017. È il nuovo minimo storico delle nascite. 

Tra i fattori legati alla denatalità pesa in particolare – si legge nel report dell’Istat – la riduzione delle nascite da madre italiana, 8mila in meno dell’anno precedente. I nati da cittadine straniere sono stimati in 91mila, pari al 20,3% del totale e circa un migliaio in meno del 2017. Al calo delle nascite si accompagna una fecondità rimasta stabile, pari a 1,32 figli per donna, e un calendario della maternità sempre più spostato in avanti.

La fecondità presenta come sempre un profilo diverso tra le regioni. Nelle città del Nord Italia, infatti, si arriva anche a 1,76 figli per donna, mentre al Centro e nel Meridione non si superano gli 1,29 figli per donna.

Si registra, inoltre, un aumento dei tassi di fecondità nelle età più avanzate, fattore che condiziona, peraltro, l’età media al parto, che nel 2018 sale a 32 anni. Rimandare, quindi, la scelta di avere figli a una seconda fase porta a ridurre il tempo biologico a disposizione per procreare e, di fatto, ad averne mediamente meno.

Si registrano, inoltre, 13mila decessi in meno rispetto al 2017. Nell’anno appena trascorso, infatti,  si stimano 636mila decessi.
Nel quadro di una popolazione che tende a invecchiare, la logica richiederebbe che il numero di decessi tendesse a crescere, spiega l’Istat, in quanto più individui sono esposti ai rischi di morte. Quando ciò non si verifica, come nell’ultimo anno, può dipendere dal mutevole andamento delle condizioni climatico-ambientali e dell’alterna virulenza delle epidemie influenzali da una stagione alla successiva.

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